Per Di Bella (Unicredit) nel 2026 i Btp a 10 anni battono i Bund trentennali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'inizio dell'anno ha offerto un quadro incoraggiante per il debito sovrano, sebbene le dinamiche oltreoceano, dove Donald Trump è di nuovo presidente degli Stati Uniti, mostrino un consolidamento dei Treasury, in netto contrasto con la discesa dei rendimenti osservata in Europa. In questo contesto, l'analisi di Unicredit, attraverso le parole del suo esperto, evidenzia una opportunità specifica: i Btp italiani a dieci anni si presentano come un investimento più interessante rispetto ai Bund tedeschi a trenta. Una valutazione che trae origine, in primo luogo, dalle prospettive di politica monetaria della Banca Centrale Europea, la quale, dopo aver contenuto l'inflazione, mantiene i tassi di riferimento fermi al 2% per l'intero 2026, condizionando così soprattutto il segmento obbligazionario a breve termine.

Il mercato reagisce e i rendimenti calano

I numeri delle ultime sedute di borsa confermano il trend, con rendimenti in netta discesa un po' ovunque. Il Btp decennale, per fare un esempio, si è portato al 3,46%, mentre il T-Bond statunitense è sceso al 4,14%; una compressione ancora più marcata ha interessato il Gilt inglese, che ha perso ulteriori 4 punti base. Oltre i confini nazionali, anche il decennale francese ha trattato in lieve calo, attestandosi al 3,52%, con lo spread Oat/Bund che si è fermato a 68 punti base. Uno scenario che, per l'Italia, si traduce in uno spread con la Germania saldamente sotto la soglia psicologica dei 70 punti, un dato che gli addetti ai lavori scrutano con attenzione costante.

Lo spread tocca minimi storici nonostante le tensioni

La mattina del 14 gennaio, infatti, il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi ha aperto poco sopra i 63 punti base, per scendere quasi immediatamente e segnare un punteggio di 62. Si tratta di una riduzione progressiva e significativa, che potrebbe portare il valore sotto la soglia dei 60 punti nel giro di poche settimane, un evento che rappresenterebbe un ottimo segnale per le casse dello Stato. Il merito, va sottolineato, è tutto del calo dei rendimenti dei Btp, poiché quelli dei Bund sono rimasti sostanzialmente stabili; sono quindi i primi, che determinano in ultima analisi il costo del nuovo debito e riflettono la fiducia degli investitori, a scendere. Una dinamica che prosegue nonostante il panorama politico europeo non sia privo di incertezze, come dimostra la situazione in Francia, dove il governo deve fronteggiare due distinte mozioni di sfiducia presentate dall'opposizione.

La vera svolta è l'autonomia dal sostegno della Bce

La notizia forse più rilevante, però, arriva da Francoforte e riguarda la fine del sostegno della Banca Centrale Europea al mercato dei titoli di Stato. I Btp, infatti, navigano ora da soli in acque che, dati alla mano, appaiono insolitamente calme: lo spread con i Bund a dieci anni, viaggiando oggi a meno di 63 punti base, ha toccato il livello più basso dal lontano 2008. Un traguardo che assume un valore simbolico e concreto straordinario, segnando una ritrovata fiducia dopo anni di sforzi per riconquistarla, e che si inserisce in un quadro finanziario dove, se si escludono le tensioni politiche, gli elementi per un consolidamento sembrano esserci tutti.

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