Allerta listeria nel prosciutto cotto: ritirati lotti a marchio Lenti. Come riconoscere le confezioni a rischio
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Redazione Salute
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Un nuovo avviso del ministero della Salute impone un controllo attento della dispensa, costringendo a verificare con scrupolo le confezioni di affettati acquistate per il consumo domestico. La misura, decisa in via precauzionale ma necessaria, interessa specifici lotti di prosciutto cotto e di fesa di tacchino prodotti dall’azienda Lenti, ritirati dalla circolazione commerciale per il rischio di contaminazione da *Listeria monocytogenes*. Si tratta, per la precisione, del “Prosciutto Cotto Alta Qualità” 100% Italiano in vaschetta da 120 grammi, il cui marchio Lenti è stampato in verde sulla confezione. L’invito per i consumatori che ne fossero in possesso è perentorio: evitarne il consumo e riconsegnarli al punto vendita d’acquisto.
I lotti coinvolti nel richiamo ministeriale
La comunicazione ufficiale, diffusa attraverso il canale istituzionale del ministero, elenca nel dettaglio i codici identificativi dei prodotti non conformi. Oltre al prosciutto cotto, è interessata dal provvedimento anche una referenza di fesa di tacchino, sempre della medesima azienda. L’allerta, scattata in un periodo tradizionalmente dedicato a grandi spese alimentari, sottolinea l’importanza dei sistemi di tracciabilità e controllo lungo tutta la filiera, capaci di individuare potenziali criticità e di attivare tempestivamente i ritiri dal mercato, sebbene l’operazione abbia inevitabilmente un impatto sulla fiducia dei consumatori. Il batterio della listeria, che può sopravvivere e proliferare anche in ambienti refrigerati, rappresenta una minaccia particolare per le categorie più vulnerabili.
La gravità clinica dell'infezione da listeriosi
Il quadro epidemiologico a livello europeo, del resto, offre numeri che ne confermano la pericolosità. Nel corso del 2024, sono stati registrati oltre tremila casi di listeriosi nell’Unione, un dato che, se comparato a quello di altre tossinfezioni alimentari, potrebbe apparire contenuto. La letalità e la severità dell’infezione, però, sono ben più alte: più della metà dei pazienti ha necessitato di cure ospedaliere, mentre il tasso di mortalità si è attestato intorno al dieci per cento. Cifre che, pur nella loro parzialità – non per tutti i casi, infatti, sono disponibili informazioni cliniche complete – disegnano un profilo di patologia dagli esiti potenzialmente drammatici, soprattutto per anziani, donne in gravidanza e individui immunodepressi.
Le raccomandazioni per un consumo sicuro
In simili contesti, la prudenza diventa l’unica strategia davvero efficace. Oltre a rispettare scrupolosamente le indicazioni dei richiami ufficiali, gettando o restituendo i lotti segnalati, è buona norma adottare abitudini igieniche rigorose in cucina. Manipolare separatamente gli alimenti crudi e quelli cotti, lavare frequentemente le mani e le superfici di lavoro, conservare i prodotti deperibili alla corretta temperatura sono pratiche basilari che limitano i rischi. La sicurezza alimentare, del resto, passa attraverso una catena di responsabilità condivisa tra autorità, produttori e cittadini, ciascuno chiamato a fare la propria parte per scongiurare pericoli che, come dimostrano le cronache sanitarie, sono tutt’altro che astratti.




