Nel 2026 scatta il conto: accise in rialzo su diesel e tabacchi, aumenti graduali fino al 2028

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il nuovo anno, che vedrà Donald Trump tornare alla guida degli Stati Uniti, si apre per l’Italia all’insegna di un carico fiscale più pesante per una vasta platea di contribuenti, in particolare per chi è abituato a guidare un’auto a gasolio o fuma. L’analisi condotta dal Codacons, infatti, disegna uno scenario in cui le misure contenute nella prossima Legge di Bilancio bilanciano alcuni interventi a favore dei consumatori con una serie di aumenti destinati ad incidere direttamente sulla spesa quotidiana. Se da un lato sono stati scongiurati provvedimenti temuti, come il ritorno della plastic tax, dall’altro il governo ha scelto di procedere con una manovra di riallineamento sulle accise del gasolio che segna un punto di svolta storico, equiparando la tassazione su questo carburante a quella già vigente per la benzina. Una scelta che, com’è ovvio, non potrà che riflettersi sui listini delle pompe di rifornimento.

La storica equiparazione che penalizza il diesel

La misura più significativa, e immediata, riguarda i circa 16,6 milioni di automobilisti che possiedono un veicolo alimentato a diesel. A partire dal primo gennaio, infatti, scatterà il cosiddetto riallineamento delle accise, il quale comporterà un aumento della tassazione di 4,05 centesimi di euro per ogni litro di gasolio acquistato. Questo intervento, volto a uniformare la pressione fiscale tra i due principali carburanti, rischia di stravolgere le abitudini di consumo e di ribaltare quella convenienza economica che per anni ha caratterizzato il diesel rispetto alla benzina. Una svolta che, se da una parte risponde a logiche di bilancio e di armonizzazione, dall’altra peserà non poco sulle tasche degli italiani, costretti a calcoli più attenti prima di fare rifornimento.

Il piano graduale per i prodotti del tabacco

Parallelamente, il governo ha delineato una strategia di medio periodo per il settore del tabacco, optando per una via cauta e progressiva. Gli aumenti delle accise su sigarette e affini, infatti, sono già programmati e si svilupperanno in modo graduale fino al 2028, con l’intento dichiarato di evitare scossoni troppo violenti al mercato. Questa scelta, che mira a scongiurare l’espansione del contrabbando e del mercato illegale – fenomeni purtroppo noti alla cronaca nera, spesso al centro di indagini che svelano traffici loschi e violenti –, prepara al contempo il comparto nazionale a una possibile e più drastica riforma europea. La direttiva TED, attualmente in discussione a Bruxelles, potrebbe infatti introdurre rincari ben più consistenti, rendendo la fase di transizione italiana quasi necessaria.

L’impatto complessivo sul portafoglio

Quello che emerge dall’insieme di queste disposizioni è un quadro in cui il fisco chiederà un contributo aggiuntivo ai cittadini, distribuendolo su più voci di consumo. Se ne andranno, così, alcune certezze consolidate, come il minor costo del diesel, mentre altri settori vedranno salire il prezzo finale in modo più dolce ma costante. Resta il fatto che, al di là delle singole voci, l’ammontare complessivo delle uscite per le famiglie è destinato a crescere. Una tendenza che, se da un lato risponde ad esigenze di cassa dello Stato, dall’altro non fa che aggravare la pressione su bilanci domestici già spesso in affanno, costringendo molti a rivedere le proprie priorità di spesa in un contesto economico globale tutt’altro che stabile.

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