Xbox, il ritorno alle esclusive è più di un’ipotesi: i segnali da Asha Sharma

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Da quando Asha Sharma ha preso le redini della divisione gaming di Microsoft, circolano indiscrezioni sempre più insistenti su un possibile cambio di rotta strategico, se non addirittura identitario. La nuova amministratore delegato, che ha già lasciato tracce del suo approccio attraverso alcuni messaggi social e un memorandum interno destinato ai dipendenti – in cui, cosa non da poco, ha definito l’attuale costo di Xbox Game Pass “troppo alto” per l’utenza media – sembra aver ereditato una consapevolezza chiara: c’è ancora molto da lavorare, sia sui numeri di bilancio sia sulla percezione del marchio tra i videogiocatori più fedeli. E proprio in questo solco si inserisce il nodo caldo delle esclusive, una leva che Microsoft aveva progressivamente accantonato per abbracciare una filosofia multipiattaforma spinta.

Il dilemma di fondo: ecosistema o publisher puro?

Secondo quanto filtra dagli ambienti interni di Redmond, la domanda che sta dividendo i vertici non è affatto banale: “Vuoi essere un’azienda focalizzata sull’ecosistema o un publisher prima di tutto?”. Una frase, riportata da fonti vicine alla società, che racchiude una dicotomia strategica le cui implicazioni sarebbero dirompenti. Se la prima strada punta a chiudere il giardino recintato, valorizzando i titoli first‑party come calamite per l’hardware, la seconda – quella battuta finora – ha portato diversi giochi degli Xbox Studios a debuttare contemporaneamente anche sulle piattaforme concorrenti, diluendo così quel vantaggio competitivo storicamente rappresentato dalle produzioni interne. Sharma, che già a febbraio aveva dichiarato di comprendere perfettamente il valore dei giochi first‑party per i giocatori, ora sembrerebbe pronta a tradurre quelle parole in atti concreti, dando il via a un dibattito che potrebbe allontanare Microsoft dalla strategia inaugurata negli ultimi anni.

L’indiscrezione di Jez Corden e il peso delle voci di corridoio

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Jez Corden, noto giornalista di Windows Central e da sempre frequentatore assiduo dei corridoi di Xbox, durante l’ultima puntata del podcast “The Xbox Two”. Secondo Corden, Microsoft avrebbe ridotto la pressione sugli utili che gravava sulla divisione gaming, una mossa che – se confermata – regalerebbe a Sharma e al suo team una libertà operativa inedita. “Una cosa che ho sentito di recente”, ha raccontato il giornalista, “è che Xbox ha ridotto la pressione sui profitti imposta dall’alto. Questo consente alla divisione una maggiore libertà”. Un dettaglio tutt’altro secondario, perché è proprio l’assillo dei conti trimestrali ad aver spinto in passato verso scelte multipiattaforma: portare i giochi su PlayStation o Nintendo garantiva introiti immediati, a scapito però della ragione d’essere della console. Si tratterebbe, ovviamente, di voci non ufficiali – Corden stesso le presenta come tali – ma la loro verosimiglianza è accresciuta dalla coerenza con altri segnali.

L’anno fiscale 2026-27 come spartiacque

Non è un caso, quindi, che molti osservatori indichino già l’anno fiscale 2026-27 come una possibile finestra di svolta. In quel lasso temporale, qualora le discussioni interne portassero a una riconsiderazione formale della strategia multipiattaforma, potremmo assistere a un ritorno a una politica più “console‑first”, con le esclusive nuovamente al centro del progetto Xbox. Asha Sharma, del resto, non ha mai nascosto la sua attenzione per i numeri della base installata e per la salute dell’ecosistema chiuso. Le fonti parlano di dibattiti “profondi” e talvolta aspri ai piani alti di Microsoft, dove convivono visioni differenti sul futuro del gaming targato Redmond. Quello che appare chiaro è che il periodo delle certezze multipiattaforma, con i titoli first‑party lanciati ovunque senza distinzioni, potrebbe essere destinato a chiudersi. O almeno, a essere ridiscusso senza tabù.

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