Malen e Rensch agli “Internazionali” per Sinner, e spunta la foto con il padre di Cobolli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’intreccio, del tutto involontario ma carico di suggestioni, tra il calcio della Roma e il tennis che conta è diventato il sottotema di una giornata già di per sé esaltante al Foro Italico. Donyell Malen e Devyne Rensch, due dei grandi artefici della vittoria in rimonta conquistata ieri dal club giallorosso al Tardini contro il Parma, hanno fatto capolino tra gli spalti del centrale, approfittando dell’allenamento di scarico successivo all’exploit in trasferta per assistere a un fenomeno che ha ormai i contorni della normalità. Quella normalità, per carità, che appartiene a Jannik Sinner quando calpesta la terra rossa romana. Il numero uno del mondo, infatti, ha liquidato Alexei Popyrin con un secco 6-2 6-0 in poco più di sessanta minuti, offrendo una lezione di potenza e precisione che ha lasciato l’australiano – e il pubblico – con il fiato sospeso.

Mentre la folla si riversava verso il ponte che separa il campo centrale dal ritrovo degli atleti – migliaia di persone con il naso all’insù per quasi un’ora, tutte in attesa di un passaggio del campione altoatesino – un’altra immagine, più intima e inaspettata, ha iniziato a circolare nei corridoi del torneo. Si tratta della fotografia che ritrae i due calciatori della Roma insieme al padre di Flavio Cobolli, quel padre che ha seguito passo passo la carriera del figlio fino a diventare, agli occhi degli addetti ai lavori, una presenza fissa e discreta. Cobolli, va detto, è stato eliminato in questo turno, e con lui è uscito di scena anche Mattia Bellucci; ma il loro stesso sacrificio contribuisce a illuminare una statistica di rara pregnanza.

Il record azzurro che vale un’era

Per la terza volta nell’era Open, l’Italia ha piazzato quattro giocatori agli ottavi di finale degli Internazionali d’Italia. Li ritroviamo uno a uno: Lorenzo Musetti, Luciano Darderi, Andrea Pellegrino e naturalmente Sinner. Un risultato che eguaglia il primato del 1979, quando i loro padri nobili del tennis italiano – Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Gianni Ocleppo – firmarono la stessa impresa. E lo replica del 2020, edizione stranamente autunnale segnata dalla pandemia, che aveva visto proprio Sinner, Musetti, Matteo Berrettini e Stefano Travaglia raggiungere lo stesso traguardo. Un filo rosso, insomma, che lega generazioni diverse e che ora trova in Sinner il suo punto di forza più avanzato.

Un ottavo tutto italiano e la conferma di una striscia infinita

Il tabellone maschile, a questo punto, regala un piacere raro per i tifosi di casa: l’ottavo di finale sarà un derby tra Jannik Sinner e Andrea Pellegrino. Per l’altoatesino si tratta della venticinquesima vittoria consecutiva in stagione, una striscia che non accenna a interrompersi e che mostra un’applicazione quasi maniacale nel non concedere nulla agli avversari. Popryin, dal canto suo, ha subìto un parziale di dodici giochi consecutivi dopo il 2-2 iniziale, e il 6-0 finale ha assunto i contorni di una formalità. Pellegrino, che arriva a questo appuntamento dopo aver superato turni non semplici, si troverà di fronte un muro invalicabile per molti; ma l’opportunità di misurarsi con il numero uno del mondo in un impianto gremito resta, per un giocatore italiano, una di quelle esperienze che valgono la carriera.

Il tifo, l’attesa e quella foto rubata

Mentre i riflettori restano puntati sul centravanti del tennis mondiale, l’immagine di Malen e Rensch sorridenti accanto al padre di Cobolli ha riempito per qualche ora il vuoto lasciato dalle eliminazioni premature di alcuni azzurri. I due calciatori, ospiti graditi della vigilia, hanno seguito con attenzione gli scambi, mescolando la loro cronaca calcistica recente – quella rimonta sul Parma che ha riacceso l’entusiasmo intorno alla Roma – con la cronaca di un Foro Italico che non smette di sfornare record e rivalità inedite. Nessun fuori programma, nessuna invasione di campo: solo il passaggio laterale di due sport che, a certi livelli, si riconoscono e si incrociano, magari davanti a un padre orgoglioso di un figlio che, eliminato o no, resta comunque parte di questa primavera romana.

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