Netanyahu ordina lo sgombero degli avamposti illegali in Cisgiordania dopo le pressioni di Trump
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Redazione Esteri
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha disposto lo smantellamento di una serie di avamposti costruiti dai coloni senza l'autorizzazione dello Stato in Cisgiordania, una decisione che arriva al culmine di un pressing serrato da parte dell'amministrazione Trump e che segna una svolta significativa rispetto alla linea finora tenuta dal governo di Gerusalemme.
La direttiva, che secondo fonti di stampa potrebbe riguardare circa un centinaio di insediamenti non autorizzati situati soprattutto nelle aree A e B della Cisgiordania, quelle sottoposte rispettivamente al controllo totale o parziale dell'Autorità Nazionale Palestinese, rappresenta una vittoria politica per Washington, da tempo impegnata a frenare le violenze dei coloni ai danni della popolazione palestinese.
Le pressioni degli Stati Uniti e il ruolo dell'ambasciatore Huckabee
A mettere spalle al muro il leader di Tel Aviv sarebbe stato l'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, il quale nelle scorse settimane aveva incontrato una delegazione di palestinesi, tra cui alcuni cittadini statunitensi, e non aveva esitato a definire "atti di terrorismo" le violenze dei coloni, sollecitando un intervento deciso da parte delle autorità israeliane.
La posizione dell'inviato di Trump, peraltro un convinto sostenitore degli insediamenti in Cisgiordania, ha rappresentato un elemento di forte novità nel panorama diplomatico, contribuendo a creare le condizioni per una svolta che appare quanto meno inaspettata.
La Casa Bianca, che già in passato aveva manifestato contrarietà ai piani di annessione israeliani, ha intensificato le pressioni sul governo di Gerusalemme, chiedendo di porre un freno ai continui episodi di violenza che hanno insanguinato la regione e danneggiato l'immagine internazionale di Israele come Stato che rispetta lo stato di diritto.
La portata dell'operazione e le reazioni politiche in Israele
A confermare la disposizione è stato il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente di spicco della destra nazionalista e sostenitore dell'espansione degli insediamenti, il quale non ha nascosto la propria contrarietà alla misura.
La portata dell'operazione resta tuttavia avvolta nell'incertezza: i media israeliani parlano di circa cento avamposti, ma non è stato pubblicato un elenco ufficiale né è stato indicato con precisione quando inizieranno gli sgomberi, elementi che lasciano spazio a diverse interpretazioni e alimentano i dubbi sulla reale volontà del governo di portare a termine l'operazione.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Ma'ariv, inoltre, la misura deriverebbe da una decisione governativa risalente allo scorso aprile, circostanza che getta ulteriori ombre sulla natura della svolta e sulla sua effettiva novità.
La distinzione tra avamposti illegali e insediamenti autorizzati
Gli avamposti oggetto dello sgombero, i cosiddetti "outpost", sono insediamenti sorti senza l'approvazione formale delle autorità israeliane, realizzati dai coloni in modo spontaneo e spesso con strutture prefabbricate, e la loro situazione va distinta da quella degli insediamenti formalmente riconosciuti da Israele, la cui espansione il governo Netanyahu continua invece a sostenere, soprattutto nell'Area C, dove si concentra la maggior parte delle colonie.
La maggior parte della comunità internazionale considera comunque contrari al diritto internazionale tutti gli insediamenti israeliani nei territori occupati, una posizione che Israele respinge fermamente e che rappresenta uno dei nodi centrali del conflitto.
Non si tratta tuttavia, almeno per ora, di un cambiamento complessivo della politica israeliana in Cisgiordania: la rilevanza della nuova direttiva dipenderà quindi dal numero degli avamposti effettivamente demoliti e dalla capacità delle autorità di dare seguito agli sgomberi annunciati, in un contesto in cui le tensioni restano altissime.
Il contesto: violenze a Qusra e l'assedio delle abitazioni palestinesi
Le pressioni su Netanyahu si sono intensificate dopo i gravi episodi di violenza verificatisi nel villaggio di Qusra, dove i coloni hanno assediato le abitazioni di alcune famiglie palestinesi, tra cui quella di un cittadino statunitense, impedendo ai residenti di uscire dalle proprie case.
L'ambasciatore Huckabee è intervenuto personalmente, definendo l'assedio un "atto di terrorismo" e chiedendo alle Forze di difesa israeliane e alla polizia di allontanare i coloni, un intervento che ha portato allo smantellamento di alcuni avamposti nella zona e all'arresto di due coloni israeliani, tra cui un soldato, con l'accusa di aver partecipato all'attacco.
L'Alta Corte di Giustizia israeliana ha criticato duramente il governo, l'esercito e la polizia per la loro incapacità di contenere la violenza dei coloni, definendo il fenomeno "assolutamente inaccettabile" e in contrasto con i valori fondamentali dello Stato di Israele.
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