Setta dello yoga in Val di Susa, arrestato il "Maestro": l'appello dei carabinieri alle vittime

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un uomo di 59 anni è stato arrestato nella mattinata del 1° ottobre ad Almese, in bassa Val di Susa, con l'accusa di aver costruito un sistema di violenze fisiche, psicologiche e sessuali dietro la facciata di corsi di yoga, meditazione e difesa personale. Si chiama Bruno Antonio Malatesta, ed è ritenuto dagli investigatori il vertice di una presunta setta pseudo-spirituale al centro dell'operazione "Asmodeo", condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Torino sotto il coordinamento della procura della Repubblica.

Le accuse contestate

I reati ipotizzati a carico del cinquantanovenne sono riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Malatesta avrebbe avvicinato persone in condizioni di vulnerabilità — spesso affette da malattie o in momenti di particolare fragilità — attraverso l'offerta di percorsi spirituali e la promessa di interventi su problemi di salute, inclusa la presunta guarigione da patologie oncologiche.

Le vittime sarebbero state poi ospitate in una comunità residenziale nella bassa Val di Susa.

All'interno della struttura, sempre secondo l'ipotesi investigativa, sarebbe stato imposto un sistema rigido di assoggettamento psicologico. Gli adepti avrebbero dovuto osservare un voto di povertà, versando i propri averi in favore del "Maestro"; alle donne, definite "monache" o "ancelle", sarebbe stato imposto anche un voto di castità nei confronti dei compagni o mariti, con un'eccezione che riguardava lo stesso indagato. Il quadro ricostruito dagli investigatori comprende inoltre punizioni corporali e, in alcuni casi, l'obbligo di dormire per terra.

Tra le contestazioni figurano anche presunti abusi sessuali ai danni di vittime minorenni, adolescenti all'epoca dei fatti, presentati come presunte "terapie purificatrici".

La figura del "Maestro" e la rete di collaboratori

Malatesta si presentava sul web come maestro e formatore di yoga e discipline olistiche, esperto di arti marziali indiane e di riequilibrio bioenergetico con i cristalli. Nel suo profilo professionale raccontava di aver iniziato il proprio percorso di formazione in India, frequentando monasteri himalayani e ashram, e di aver approfondito negli anni naturopatia, bioenergia e sciamanesimo. Ad Almese aveva il suo studio, e alcuni video delle sue attività erano pubblicati su YouTube con lo pseudonimo di maestro Śivakṣatriya Śivānanda.

Secondo gli investigatori, si autoproclamava "il prescelto" sostenendo di essere in contatto con la "Madre Divina".

Nell'inchiesta sono indagate in stato di libertà altre tre persone: due donne e un uomo. Una delle collaboratrici avrebbe ricoperto il ruolo di "Maestra", mentre l'altra, una psicologa professionista, è oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi; entrambe, secondo l'accusa, gestivano la presunta setta sul piano logistico. Il collaboratore, definito "Monaco" e descritto come massoterapista, avrebbe praticato "terapie sessuali" a pagamento rivolte esclusivamente a clienti donne, sfruttandone i momenti di lutto o fragilità.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Torino Davide Pretti, sono partite nel marzo 2024 e hanno preso avvio da diverse denunce, alcune delle quali successivamente ritirate. Le prime segnalazioni risalirebbero al 2017. Malatesta si trova ora nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino.

L'appello dell'Arma

Il comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Torino, tenente colonnello Diego Berlingieri, ha rivolto un appello a eventuali altre vittime della presunta setta. "L'invito che rivolgiamo alle persone che eventualmente si riconoscono come vittime di questi abusi è di rivolgersi ai comandi dell'Arma territorialmente competenti, alle stazioni carabinieri, per denunciare i fatti", ha spiegato l'ufficiale.

Berlingieri ha inoltre richiamato l'attenzione sul rischio di affidarsi, in situazioni di malattia o particolare fragilità, a persone che attribuiscono a se stesse competenze non riconosciute, consigliando di rivolgersi esclusivamente a professionisti qualificati.

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