Annegamenti, il mare non è l’unico pericolo: quando lago e fiume diventano trappole. Le regole che possono salvare la vita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nelle ultime settimane diversi casi hanno coinvolto bambini, riportando alla ribalta il tema della sicurezza in acqua: una bimba austriaca di 4 anni è morta nella piscina di un albergo a Milano Marittima, una undicenne è deceduta dopo essere rimasta intrappolata nel bocchettone di una vasca a Sestri Levante, un bambino di 4 anni è annegato nell'Adda insieme allo zio che era intervenuto per salvarlo.

Episodi drammatici che si inseriscono in un fenomeno purtroppo stabile nel tempo e che, come emerge dalla relazione annuale dell'Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione, presentata all'Istituto Superiore di Sanità, non accenna a diminuire: nel biennio 2024-2025 sono stati 604 gli annegamenti mortali censiti in Italia, un dato che ricalca la media degli ultimi vent'anni e che conferma come la prevenzione sia ancora l'unica arma realmente efficace per arginare il problema.

Numeri e dinamiche di un fenomeno stabile

L'analisi condotta dall'Istituto Superiore di Sanità, che ha utilizzato tecniche di web scraping per raccogliere sistematicamente le notizie di cronaca, offre un quadro dettagliato di un'emergenza silenziosa. Il fenomeno è fortemente sbilanciato verso il genere maschile: dove è stato possibile specificare il sesso, gli uomini rappresentano l'80,7% delle vittime, con 482 casi su 604.

La distribuzione geografica vede la Lombardia in testa con 90 episodi, seguita da Veneto (73), Toscana (52) e Lazio (51), ma sono le dinamiche e i luoghi a raccontare la vera natura del rischio. Contrariamente a quanto si possa pensare, il mare, pur essendo teatro della maggior parte degli incidenti con 281 casi, non è l'unico protagonista. Le acque interne, ovvero laghi e fiumi, fanno registrare numeri quasi equivalenti, con 277 annegamenti, a dimostrazione che il pericolo si nasconde anche lontano dalla risacca.

Le cause principali sono riconducibili a malori improvvisi (44,9%), cadute accidentali e condizioni meteorologiche avverse, ma in un contesto non trascurabile di comportamenti individuali che denotano una sottovalutazione del pericolo: in circa il 6% dei casi, la vittima aveva ignorato la bandiera rossa che segnalava il divieto di balneazione.

Le trappole silenziose delle piscine e l'importanza della manutenzione

Se mare e acque interne rappresentano il 93% degli incidenti, un'attenzione particolare va riservata alle piscine, che nel biennio considerato hanno causato 37 decessi. Un numero apparentemente ridotto ma che assume un peso specifico enorme se si considera che coinvolge in larga parte bambini e adolescenti. Proprio in questi giorni, la tragedia di Sestri Levante ha riacceso i riflettori su un rischio specifico e spesso sottovalutato: i bocchettoni di aspirazione.

Come spiega Ivan Vuolo, esperto di "La tua piscina srls", società specializzata nella progettazione e manutenzione di piscine, questi dispositivi servono per la filtrazione dell'acqua e, se non mantenuti adeguatamente, possono trasformarsi in trappole mortali. La normativa attuale, che recepisce le direttive europee (UNI EN 13451-1 e UNI EN 13451-3) attraverso il D.M. 37/08, prevede misure specifiche per evitare i rischi di intrappolamento, come griglie con fori di dimensioni massime di 8 mm e una velocità del flusso d'acqua non superiore a 0,5 m/s.

"Con una manutenzione regolare", sottolinea Vuolo, "la percentuale di incidenti diminuisce". Il consiglio, rivolto in particolare alle strutture pubbliche, è quello di installare un pulsante di emergenza che, in caso di bisogno, stacchi immediatamente l'alimentazione elettrica delle pompe, interrompendo l'aspirazione.

Le regole dell'Iss per una balneazione consapevole

Di fronte a questi numeri, l'Istituto Superiore di Sanità ha diffuso un vademecum di buone pratiche per ridurre significativamente il rischio di annegamento, un decalogo che spazia dalla sorveglianza dei più piccoli ai comportamenti da tenere in caso di emergenza. La regola d'oro per genitori e accompagnatori è la sorveglianza costante: non lasciare mai i bambini incustoditi vicino all'acqua, nemmeno per pochi istanti, e nominare un adulto che abbia come unico compito quello di controllare chi è in acqua.

Per ragazzi e adulti, l'Iss mette in guardia dai comportamenti più a rischio: non fare il bagno con il mare mosso o quando è esposta la bandiera rossa, evitare il consumo di alcol prima di tuffarsi e non tuffarsi mai senza aver verificato la profondità e la presenza di ostacoli sul fondale. Fondamentale poi sapere come comportarsi se si viene trascinati al largo da una corrente di ritorno: la raccomandazione è di nuotare lateralmente per uscirne, mai contro corrente, e segnalare la propria presenza per attirare l'attenzione dei soccorritori.

La prevenzione, insomma, passa attraverso un insieme di piccoli accorgimenti e una maggiore consapevolezza del fatto che l'acqua, in tutte le sue forme, non è un luogo da frequentare con leggerezza.

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