Incidenti in piscina, l’Iss lancia l’allarme: "Molti casi sono evitabili con più sicurezza"

Incidenti in piscina, l’Iss lancia l’allarme:Molti casi sono evitabili con più sicurezza"
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Un dramma che si consuma in pochi istanti, trasformando un momento di svago in una tragedia senza fine. L'ultimo, in ordine di tempo, è quello che ha visto protagonista una bambina di 11 anni, morta dopo due giorni di agonia all'ospedale Gaslini di Genova, rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di una piscina a Sestri Levante. Un evento che, come sottolineato dagli esperti, rientra in quella categoria di incidenti che, nella stragrande maggioranza dei casi, potrebbero essere evitati con misure di sicurezza più severe e una maggiore consapevolezza dei rischi.

La vicenda della giovane Alice, questo il nome della vittima, ha riacceso i riflettori su una piaga silenziosa che continua a mietere vittime, specialmente tra i più piccoli, e ha spinto le autorità a chiedere un intervento normativo deciso e tempestivo.

Il tragico bilancio: 75 morti in cinque anni

Con la morte della bambina a Sestri Levante, il numero delle vittime nelle piscine italiane dal 2022 ad oggi è salito a 75, come riportato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima). Questo dato, che emerge da un'analisi sui decessi avvenuti tra il primo gennaio 2022 e il 16 luglio 2026, fotografa un fenomeno che, sebbene in calo rispetto al passato, rimane di una gravità inaccettabile. Si parla di una media di 16 decessi all'anno, un dato che si dimezza se comparato ai 30 incidenti mortali annuali che l'Istituto Superiore di Sanità (Iss) registrava nel quinquennio 2017-2021.

Un miglioramento, certo, che testimonia gli sforzi fatti in termini di messa a norma degli impianti e formazione del personale, ma che non deve assolutamente far abbassare la guardia, soprattutto se si considera che in più della metà dei casi, le vittime sono bambini al di sotto dei 12 anni.

"Evitabili nella stragrande maggioranza dei casi"

Ad analizzare la portata del problema è Luca Lucentini, direttore del Centro nazionale per la sicurezza delle acque (Censia) dell'Istituto superiore di sanità, il quale non ha dubbi nel definire questi incidenti come largamente prevenibili. La sua dichiarazione, riportata all'Adnkronos Salute, pone l'accento su un punto cruciale: la sicurezza nelle piscine non è solo una questione di norme e impianti, ma anche di comportamenti e cultura della prevenzione.

Lucentini, che dirige il centro dell'Iss dedicato alla sicurezza delle acque in tutte le sue forme, dalle risorse idriche per il consumo umano fino alla balneazione e all'uso natatorio-ricreazionale, sottolinea come un approccio più rigoroso alla progettazione, alla manutenzione e alla sorveglianza possa fare la differenza tra la vita e la morte.

Malori e minori: i due volti di un'emergenza

L'analisi della Sima, incrociata con i dati forniti da Federalberghi, permette di tracciare un identikit preciso degli incidenti in piscina. La principale causa di morte è rappresentata da malori improvvisi, che da soli coprono il 44,4% dei casi, confermando come anche un apparente stato di buona salute possa nascondere rischi inaspettati quando ci si immerge in acqua. A seguire, i casi in cui un minore è sfuggito al controllo degli adulti, una circostanza che, come dimostra la tragedia di Sestri Levante, può avere conseguenze letali in pochi secondi.

Un dato, quest'ultimo, che assume un peso specifico ancora maggiore se si considera che i bambini rappresentano la fetta più vulnerabile: la metà delle vittime ha meno di dodici anni e, se si allarga lo sguardo ai soli minori fino ai quattordici anni, la percentuale di annegamenti che li coinvolgono sale al 57%.

Verso una legge quadro per la sicurezza

Proprio per arginare questa emergenza, il governo ha avviato l'iter per un disegno di legge quadro, fortemente voluto dai ministri Nello Musumeci e Orazio Schillaci, che mira a introdurre per la prima volta una disciplina unitaria su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo è mettere fine al mosaico frammentato di normative regionali e comunali, che ha creato per anni disparità e zone grigie, specialmente per quanto riguarda le piscine private.

Il provvedimento, già approvato in Consiglio dei ministri e ora all'esame delle commissioni parlamentari, prevede una stretta sui controlli, con un doppio livello di supervisione (interno, affidato ai gestori, ed esterno, di competenza delle Asl), e l'introduzione di sanzioni più severe per i trasgressori, con multe che possono arrivare fino a 6.000 euro e, nei casi più gravi, la chiusura dell'impianto.

Nuovi standard per piscine pubbliche e private

Il testo del disegno di legge introduce una chiara classificazione degli impianti, suddividendoli in due macrocategorie: le piscine a uso pubblico o collettivo (categoria A) e quelle a uso domestico privato (categoria B).

Per le prime, che includono stabilimenti balneari, centri sportivi, hotel e piscine condominiali, si prevede l'obbligo della presenza di un assistente bagnanti qualificato durante gli orari di apertura, la dotazione di un locale di primo soccorso con defibrillatore, e l'adozione di un piano di autocontrollo con verifiche periodiche sulla qualità dell'acqua e sulla manutenzione degli impianti.

Novità importanti riguardano anche le piscine private, spesso teatro di incidenti domestici: le nuove norme impongono l'installazione di barriere invalicabili o teli rigidi di copertura, salvagenti anulari posizionati strategicamente e l'obbligo di comunicare l'attivazione della vasca alle autorità sanitarie.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.