L’Iss certifica l’efficacia del vaccino antinfluenzale, ma Bassetti lancia l’allarme sulle prossime varianti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Mentre la stagione influenzale volge ormai al termine, lasciandosi alle spalle un’ondata che molti esperti non esitano a definire come una delle più intense degli ultimi trent’anni, arrivano i dati definitivi, o almeno quelli preliminari ma già significativi, sull’arma che abbiamo avuto a disposizione per contrastarla. L’Istituto superiore di sanità, nell’ultimo aggiornamento del bollettino RespiVirNet, diffonde una notizia che va in controtendenza rispetto ai timori iniziali: il vaccino antinfluenzale per la stagione 2025-2026 ha fatto registrare un’efficacia superiore alle aspettative. Il giudizio, che si basa su nove studi preliminari condotti a livello europeo dal gruppo Ive e pubblicati sulla rivista scientifica Eurosurveillance, conferma la bontà della strategia vaccinale adottata, nonostante la stagione fosse stata caratterizzata da una variante del virus, la cosiddetta “variante K” del ceppo A(H3N2), che si presentava come particolarmente insidiosa e distante geneticamente dalla composizione del vaccino stesso. Gli studi, che hanno coinvolto sedici paesi europei, dimostrano come l’immunizzazione sia riuscita a prevenire tra un terzo e la metà degli effetti più gravi dell’infezione, con una protezione che, tra l’altro, è risultata più marcata nella popolazione pediatrica rispetto a quella adulta.

Ma se da un lato la scienza può tirare un sospiro di sollievo per i risultati ottenuti, dall’altro il quadro epidemiologico generale rimane complesso e in rapida evoluzione. Con l’influenza che arretra, infatti, altri patogeni approfittano del vuoto lasciato, pronti a colpire soprattutto le fasce più fragili della popolazione. Gli infettivologi, come Massimo Andreoni e Matteo Bassetti, segnalano all’agenzia di stampa Adnkronos Salute un preoccupante aumento delle infezioni da virus respiratorio sinciziale (Rsv) negli adulti, un patogeno solitamente associato ai bambini ma che in questa fase sta mettendo a dura prova gli ospedali con casi di polmonite e complicanze respiratorie anche in età avanzata. E non è finita qui: all’orizzonte si profila già la minaccia stagionale delle arbovirosi, quelle malattie trasmesse da vettori come zanzare e pappataci, che con l’arrivo della bella stagione tornano a rappresentare un’emergenza di sanità pubblica, richiedendo un monitoraggio costante e capillare sul territorio nazionale.

La lezione di una stagione “tra le peggiori” e la necessità di aggiornare la strategia

Il direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, Matteo Bassetti, non usa mezzi termini nel tracciare un bilancio dell’inverno che ci lasciamo alle spalle. Sui suoi profili social, l’infettivologo definisce la stagione influenzale appena conclusa come una delle peggiori degli ultimi trent’anni, un’annata in cui il virus dell’influenza ha di gran lunga superato il Sars-CoV-2 per numero di contagi e, soprattutto, per pressione sui reparti ospedalieri. La virulenza dei ceppi circolanti, in particolare del già citato H3N2, è stata tale da eguagliare quasi quella del Covid, dimostrando come l’influenza non vada assolutamente sottovalutata e continui a rappresentare un killer silenzioso capace di mettere in ginocchio il sistema sanitario. Il problema principale, spiega Bassetti, risiede nella tempistica con cui vengono formulati i vaccini: quest’anno, il ceppo H3N2 è mutato dopo che la composizione del vaccino era già stata decisa, generando il sottotipo “variante K” che ha parzialmente aggirato le barriere immunitarie, riducendo l’efficacia attesa del preparato.

Ed è proprio su questo punto che si gioca la partita del futuro. Se oggi l’Iss può affermare che i dati di efficacia sono comunque paragonabili a quelli delle annate precedenti, grazie alla capacità del vaccino di coprire uno spettro abbastanza ampio di varianti, la lezione appresa è chiara. La rapidità di mutazione dei virus influenzali, unita alla loro imprevedibilità, impone un cambio di passo nella strategia produttiva. Secondo l’infettivologo, occorrerebbe aggiornare la composizione dei vaccini poco prima dell’inizio della stagione influenzale, stringendo i tempi tra la produzione e la somministrazione, così da avere a disposizione un farmaco perfettamente calibrato sui ceppi che realmente circoleranno. Un appello, questo, che mira a superare l’attuale meccanismo, che costringe a fare previsioni con mesi di anticipo, con il rischio di ritrovarsi con un’arma spuntata contro un nemico cambiato. La sfida, per il prossimo anno, sarà proprio questa: coniugare la tempestività della risposta vaccinale con la necessaria sicurezza dei processi produttivi, per non farsi trovare impreparati di fronte a un virus, quello influenzale, che ha dimostrato di poter tornare a colpire con una violenza inaspettata.

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