Commisso scuote la Fiorentina: "Non siamo in vendita, ma la responsabilità è di tutti"
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Redazione Sport
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Dagli Stati Uniti, dove risiede per motivi di salute che gli impediscono, come lui stesso ammette con un tono di amarezza percepibile, di "affrontare un volo così lungo" per tornare in Italia, Rocco Commisso lancia un messaggio chiaro e perentorio alla sua Fiorentina. In un'intervista concessa a La Nazione, il presidente viola rompe un silenzio che pesava come un macigno sulla piazza, affrontando senza mezzi termini la crisi sportiva più nera degli ultimi anni: la squadra, infatti, occupa l'ultimo posto in classifica dopo quattordici giornate senza vittorie, una condizione che rende il discorso sulla retrocessione, sebbene sgradito, purtroppo concreto. Commisso, il quale non nasconde quanto gli "manca combattere lì con voi", pone subito un argine a qualsiasi speculazione circa le proprie intenzioni, tagliando corto su ogni ipotesi di passaggio di proprietà con una frase secca e definitiva: "Io non vendo".
Le scuse ai tifosi e la ferita di Reggio Emilia
Il primo pensiero pubblico del proprietario, in un gesto che assume anche un valore simbolico preciso, va alla tifoseria, alla quale rivolge esplicitamente e senza giri di parole una richiesta di scusa. Un gesto dettato, in particolare, dall'episodio della trasferta di Reggio Emilia, vissuto come una ferita personale. "Dobbiamo solo chiedere scusa per quanto accaduto", afferma Commisso, ricordando come i sostenitori viola, nonostante il momento difficilissimo, avessero risposto in massa all'appello del club riempiendo lo stadio. Quattromila persone, dunque, hanno compiuto chilometri e sacrifici spinti da una passione pura, ricevendo in cambio una prestazione della squadra giudicata inadeguata. "Una situazione che mi ha rattristato tantissimo", confessa il presidente, sottolineando come i tifosi avessero messo da parte i malumori più profondi per sostenere la squadra, ottenendo una risposta che non è stata all'altezza del loro slancio.
La blindatura di Vanoli e l'appello alla corresponsabilità
Se verso l'esterno Commisso erige un muro di protezione attorno al tecnico Paolo Vanoli, definendolo "l'ultimo responsabile" e rinnovandogli "massima fiducia" dopo la scelta coraggiosa di lasciare il Torino per un contratto fino a giugno con la Fiorentina, all'interno dell'organigramma societario il tono cambia radicalmente. Il messaggio diventa un ultimatum collettivo, che non ammette eccezioni o alibi. "Tutti devono sentirsi responsabili", è la frase-cardine del suo pensiero, un monito che suona come un richiamo all'ordine per l'intero ambiente. Mentre si parla degli addii dell'ex direttore sportivo Daniele Pradé e dell'esonero di Stefano Pioli, elementi che delineano un percorso già turbolento, il presidente scuote le coscienze: "I giocatori si sentano responsabili di questo momento". La retrocessione, insiste, non è un'opzione contemplabile, un concetto che ribadisce con la forza di chi ha investito molto, non solo economicamente, nel progetto.
Un club chiamato all'appello
Il quadro che emerge dalle sue parole, quindi, è quello di una proprietà che, nonostante la distanza fisica obbligata, intende mantenere saldamente le redini e dettare la linea d'azione. La fiducia al tecnico è presentata come un atto dovuto, considerato il suo impegno totale, ma non basta a scagionare il resto della struttura. Commisso, il quale esprime stima per Vanoli che "lavora giorno e notte per tirarci fuori dai guai", rilancia piuttosto l'idea di una corresponsabilità che deve coinvolgere ogni singolo individuo legato al club. È un appello all'unità e al riscatto, che parte dalle scuse ai tifosi e arriva a investire l'intero spogliatoio, in un momento in cui la classifica, spietata, non concede più spazio a errori o a tentennamenti. La promessa implicita è quella di una vigilanza costante, sebbene esercitata da oltreoceano, sulla gestione di una crisi che mette a rischio l'intero patrimonio sportivo.




