Fiorentina, la famiglia Commisso conferma: il club non è in vendita
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Redazione Sport
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Nella solennità del Duomo di Firenze, tra sciarpe viole e fiori, si è celebrato ieri l’ultimo saluto a Rocco Commisso, scomparso lo scorso 16 gennaio, con una messa che ha visto raccolti circa duemila persone, tra autorità, volti noti del calciomercato e una vasta parte della tifoseria. Un addio che, al di là del dolore, ha segnato una svolta precisa per le sorti della società viola, chiudendo definitivamente ogni speculazione sulla sua possibile cessione. Catherine Commisso, moglie del presidente, prendendo la parola durante la funzione ha infatti tracciato con parole nette la rotta futura: «Continueremo a portare avanti quello che lui ha iniziato a fare», ha dichiarato, sottolineando come questo impegno verrà onorato «con la stessa determinazione e con lo stesso amore» che hanno sempre caratterizzato l’operato del marito.
La promessa della famiglia e l'affetto della città
La decisione, annunciata pubblicamente nel cuore simbolico della città, assume il valore di un impegno formale e sentimentale verso Firenze e la sua squadra, quasi un patto rinnovato. «Con grande sforzo e grande determinazione porteremo avanti le attività di Rocco», ha aggiunto Catherine Commisso, mentre il figlio Joseph, al microfono dopo di lei, ha voluto lanciare un messaggio diretto al popolo viola: «Forza viola, vi voglio bene». Un passaggio di testimone che, seppur in un momento di lutto, delinea una continuità gestionale rassicurante, basata non soltanto su un dovere imprenditoriale ma su un legame affettivo che la famiglia intende preservare. All’esterno della cattedrale, il Gonfalone di Firenze e la presenza delle massime cariche istituzionali, dalla sindaca Funaro al governatore Giani, fino all’ex primo cittadino Nardella, hanno testimoniato il profondo radicamento che la figura di Commisso era riuscita a costruire in un arco di tempo relativamente breve.
Il ricordo dei giocatori e l'eredità umana
Se le istituzioni hanno riconosciuto il suo ruolo, dentro lo spogliatoio il ricordo è ancora più personale e sofferto. Il difensore Pietro Comuzzo, prima della funzione, ha dipinto un ritratto privato del presidente, ricordando come per lui Commisso sia stato «quasi un secondo papà». Un legame nato in un momento di estrema difficoltà personale del calciatore: «Io ho subito un lutto pesante in famiglia e il mio ricordo più speciale di lui è che pochi giorni dopo questo lutto lui è stato il primo a venirmi vicino: mi strinse la mano». Un gesto semplice, che per Comuzzo ha racchiuso l’essenza di un uomo che, come ha ricordato la moglie Catherine, «non era soltanto una persona eccezionale», ma «un grande esempio nel volere bene agli altri», un sentimento esteso ben al di là della cerchia familiare.
Un'eredità che prosegue sul solco tracciato
L’assenza del presidente, dunque, non si tradurrà in uno strappo né in una discontinuità. La presenza dei vertici del calcio italiano, come il presidente della Figc Gravina e quello della Lega Serie A Simonelli, ha ulteriormente sottolineato il peso che la figura di Commisso aveva acquisito nell’ambiente. L’ex sindaco Nardella, rievocando fuori dal Duomo un suo personale ricordo bello con l’imprenditore, ha involontariamente contribuito a definire i contorni di una memoria collettiva che ora diventa eredità da custodire. La sfida per la famiglia Commisso, che ha scelto di esprimere i propri intenti in un luogo di così alto valore simbolico per i fiorentini, consisterà ora nel tradurre quella determinazione citata nelle parole di Catherine nella concretezza della gestione sportiva e societaria, mantenendo fede a un progetto che va ben oltre il semplice risultato in campo.




