Dubravka Suica parteciperà alla riunione del Board of Peace, ma l’Ue prende le distanze dall’iniziativa di Trump
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Redazione Esteri
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La commissaria europea per il Mediterraneo, Dubravka Suica, prenderà parte alla riunione del Board of Peace in programma il 19 febbraio a Washington, un appuntamento fortemente voluto dall’amministrazione Trump e che vedrà riunite una ventina di delegazioni internazionali. La portavoce dell’esecutivo comunitario, nel confermare la presenza, ha tuttavia tenuto a precisare che l’intenzione, da parte dell’Unione, è quella di partecipare al tavolo di discussione specificamente dedicato alla crisi di Gaza, senza per questo voler sostenere o legittimare l’organismo in sé. Un distinguo, questo, che arriva dopo settimane di tentennamenti e pressioni, in particolare da parte degli Stati Uniti, che avrebbero spinto per una maggiore rappresentanza europea all’evento. Le riunioni, inizialmente concepite come due momenti distinti — uno incentrato sulla Striscia e l’altro sull’istituzione vera e propria del Board — sarebbero state infine accorpate in un unico consesso.
La scelta di Bruxelles appare cauta e misurata, dettata dalla volontà di non restare esclusa da un confronto cruciale per il futuro immediato di un’area così complessa e vicina ai confini europei. La presenza della commissaria Suica, che per competenze delegate segue proprio i dossier dell’area mediterranea, rappresenta un tentativo di presidiare il dossier pur mantenendo una linea critica nei confronti di un’iniziativa che, nata per supervisionare la ricostruzione e gli sforzi di pace a Gaza, rischia di trasformarsi in un organismo parallelo e potenzialmente confliggente con le Nazioni Unite. Del resto, lo stesso Alto rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, aveva in passato sottolineato come il Board of Peace, nella sua formulazione attuale, non rifletta appieno i termini delle risoluzioni Onu, un pilastro irrinunciabile per la diplomazia europea.
Mentre la macchina diplomatica si mette in moto in vista dell’appuntamento di giovedì prossimo, sul terreno della Striscia di Gaza la situazione rimane incandescente e le violazioni della tregua, già fragile, si susseguono. Fonti mediche locali, citate da Al-Jazeera, hanno riferito di un nuovo attacco israeliano avvenuto nella notte, costato la vita ad almeno otto palestinesi. Secondo le ricostruzioni, quattro delle vittime sarebbero rimaste uccise a Khan Younis, nel sud dell’enclave, in un bombardamento che avrebbe colpito oltre la cosiddetta Linea Gialla. Gli altri quattro, invece, avrebbero perso la vita nel nord della Striscia, nell’area di al-Faluja, dove un attacco ha centrato una tenda adibita a rifugio per sfollati.
L’esercito israeliano, da parte sua, ha motivato l’azione con la necessità di neutralizzare una minaccia imminente, spiegando che due individui, definiti “terroristi”, si erano introdotti in un edificio situato sul lato israeliano della linea del cessate il fuoco. Identificati dai soldati, l’aviazione militare è intervenuta bombardando la struttura per rimuovere il pericolo. Una versione che conferma come la tregua, mediata a fatica e più volte messa in discussione, rimanga sospesa a un filo sottilissimo. L’Idf ha parlato di “palese violazione” degli accordi, mentre dall’altra parte si denunciano ennesime vittime civili in quella che appare sempre più come una spirale di violenza pronta a riaccendersi.




