La protesta per Gaza blocca Genova e Roma, il governo chiamato a rompere con Israele
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Redazione Interno
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Un fiume in piena di oltre ventimila persone ha attraversato Genova, convergendo pacificamente verso piazza De Ferrari dopo aver bloccato per sette ore i varchi portuali e interrotto, seppur brevemente, l’accesso al casello autostradale. Una mobilitazione di grande partecipazione, quella di ieri, che si è distinta per il clima generalmente tranquillo, favorito anche da un approccio delle forze dell’ordine – che, come da prassi consolidata dopo gli eventi del G8 – hanno scelto di non schierare reparti antisommossa, optando per una vigilanza discreta. Il corteo, che si è snodato senza gli scontri verificatisi in altre parti del paese, ha visto in prima fila i portuali, la cui voce è stata portata da Riccardo Rudino. “Non cerchiamo lo scontro, ma non ci spaventano gli scontri se anche qui dovessero provare a fermarci”, ha dichiarato al microfono, annunciando la volontà di scendere in piazza “altre cento volte” qualora il governo non interrompa i rapporti con Israele e di “difendere la Flotilla”.
Parallelamente, Roma ha vissuto una giornata di paralisi a causa di un’analoga, ma ancor più numerosa, manifestazione che ha richiamato in strada oltre cinquantamila persone. Lavoratori, studenti e intere famiglie hanno dato vita a un corteo partito dal piazzale della Stazione Termini, il quale, con i suoi cinque chilometri di estensione, ha raggiunto e occupato un nodo viario cruciale come la tangenziale est, in prossimità dello scalo di San Lorenzo. La protesta, che aveva l’obiettivo dichiarato di bloccare la città in segno di solidarietà con la Palestina, ha costretto automobilisti e pendolari a lunghe attese, con alcuni di loro bloccati in auto per ore, come testimoniato da una donna reduce dal lavoro. “Sono uscita due ore fa. Ho fatto praticamente seicento metri e mi sono fermata”.
L’iniziativa, che ha segnato la data del 22 settembre 2025, non è stata promossa dai tradizionali attori della protesta sociale. A trainare la mobilitazione, infatti, sono stati i sindacati autonomi e di base, ai quali si è unito un popolo che, come sottolineano le cronache, sembra aver intrapreso un percorso autonomo alla ricerca di riferimenti politici chiari, scavalcando di fatto i grandi sindacati confederali – Cgil, Cisl e Uil – percepiti ormai come distanti dalla loro originaria missione. Oltre al blocco della tangenziale, l’onda della protesta romana ha interessato anche la città universitaria, con l’occupazione simbolica della facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza.




