Portogallo, presidenziali al ballottaggio tra socialisti e l'ultradestra di Ventura
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Redazione Esteri
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Per la prima volta dal ritorno alla democrazia, le elezioni per la massima carica dello Stato lusitano non hanno prodotto un vincitore netto al primo turno, costringendo i due candidati più votati a uno scontro diretto che riflette un paese profondamente cambiato. António José Seguro, figura di lungo corso del Partito Socialista, si è attestato al 31,1 per cento delle preferenze, un risultato che, seppur lo ponga in testa, è lontanissimo dalla maggioranza assoluta necessaria per evitare il secondo turno. Ad attenderlo, il prossimo 8 febbraio, ci sarà André Ventura, il leader carismatico e controverso della formazione ultradestra Chega!, che con un sorprendente 23,5 per cento ha consolidato il proprio partito come una forza di primo piano nel panorama politico nazionale, scavalcando ampiamente i tradizionali partiti di centrodestra. Il terzo classificato, il liberale João Cotrim de Figueiredo, si è fermato a un distaccato 14 per cento, rimanendo escluso dalla competizione finale che mobiliterà gli oltre undici milioni di elettori chiamati a scegliere il successore di Marcelo Rebelo de Sousa.
Un mandato presidenziale dai poteri non trascurabili
Sebbene il ruolo del presidente della Repubblica in Portogallo non abbia i tratti fortemente esecutivi del modello francese, la sua influenza sull’indirizzo politico del paese è tutt’altro che simbolica. Il capo dello Stato, infatti, detiene il potere di sciogliere l’Assemblea della Repubblica, di nominare il primo ministro – tenendo conto, com’è ovvio, dei risultati delle legislative – e di porre il veto a leggi ritenute incostituzionali o inopportune, una prerogativa che consente di rallentare o modificare l’azione del governo. Queste competenze, spesso esercitate in sordina durante i mandati di Rebelo de Sousa, potrebbero assumere un peso specifico molto diverso a seconda dell’esito del ballottaggio, configurando scenari istituzionali inediti, soprattutto nel caso di una vittoria di Ventura che si troverebbe a coabitare con un governo attualmente guidato dal Partito Socialista.
La sfida di Seguro tra tradizione e necessità di ampliare il consenso
La campagna per il ballottaggio si prospetta, per António José Seguro, come una prova delicatissima che richiederà non solo di galvanizzare il proprio elettorato di base, spesso dato per scontato, ma soprattutto di attrarre i voti degli elettori dei candidati usciti sconfitti al primo turno. Molti di questi, in particolare quelli del terzo e quarto classificato, si collocano in aree politiche moderate o di centrodestra, tradizionalmente refrattarie a un voto socialista. Seguro, il cui profilo è quello di un politico istituzionale e garantista, dovrà quindi operare una difficile mediazione per presentarsi come il candidato di tutti coloro che vedono nell’ascesa di Chega! una minaccia alla stabilità democratica, senza per questo alienarsi quella parte di paese che chiede un rinnovamento netto della classe dirigente. La sua vittoria, di fatto, non è per nulla scontata.
L’ascesa di Ventura e il nuovo volto della destra radicale
Il risultato di André Ventura rappresenta, al di là dell’esito finale, una cesura storica nella politica portoghese, sinora rimasta immune dalle significative avanzate dell’estrema destra che hanno caratterizzato altri paesi europei. La sua retorica, che combina una forte critica all’establishment, posizioni dure sull’immigrazione e sulla sicurezza – temi emersi anche in recenti fatti di cronaca nera che hanno scosso l’opinione pubblica – e promesse di lotta alla corruzione, ha evidently intercettato un malcontento diffuso, soprattutto tra i giovani e nelle aree rurali. Il ballottaggio gli offre ora una visibilità senza precedenti e la possibilità di normalizzare ulteriormente la sua presenza, presentandosi non più come una voce di protesta marginale ma come un’alternativa di governo credibile per una fetta significativa degli elettori.




