Portogallo senza un presidente, si decide tra socialisti e destra radicale
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Redazione Esteri
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Il primo turno delle presidenziali portoghesi, al quale hanno partecipato gli oltre undici milioni di cittadini chiamati a scegliere il successore di Marcelo Rebelo de Sousa, ha disegnato uno scenario inedito e dai contorni netti, costringendo il Paese a un ballottaggio che si annuncia polarizzante. Nessuno dei candidati, infatti, è riuscito a superare la soglia del cinquanta per cento dei consensi, circostanza che non si verificava dal lontano 1986, e che ha reso necessario un secondo turno fissato per la prossima settimana. A contendersi la presidenza della Repubblica, ruolo di garanzia che però influenza il dibattito pubblico e la stabilità politica, saranno António José Seguro, esponente di spicco del Partito Socialista, e André Ventura, il leader carismatico e controverso della formazione di ultradestra Chega!.
Il vantaggio parziale di Seguro
Con il 31,1 per cento delle preferenze, frutto di una campagna condotta all'insegna della continuità e dell'esperienza, António José Seguro si è assicurato il primo posto, anche se di stretta misura. Il risultato, seppur lo proietti al ballottaggio, delinea un quadro politico frammentato, dove il candidato socialista non ha saputo – o potuto – coagulare attorno alla propria figura quel consenso più ampio che molti analisti si attendevano. La sua candidatura, che rappresenta l'asse moderato e tradizionale del centrosinistra portoghese, dovrà ora fare i conti con un elettorato che, in gran parte, si è orientato verso opzioni differenti. Uno di questi, che raccoglie quasi un quarto dei voti espressi, si è cristallizzato proprio nella figura del suo sfidante.
L'ascesa di Ventura e il terremoto a destra
La vera sorpresa, o forse il vero shock, della serata elettorale risponde al nome di André Ventura, il quale ha praticamente raddoppiato i consensi della sua formazione politica rispetto alle consultazioni precedenti, attestandosi al 23,5 per cento. Un dato, questo, che non solo gli garantisce l'accesso al ballottaggio, ma che sconquassa gli equilibri consolidati del panorama politico nazionale, dimostrando una capacità di penetrazione in segmenti sociali tradizionalmente distanti dalle posizioni estreme. Il successo di Ventura, che ha trasformato Chega! in un attore decisivo, sposta il baricentro dell'intera destra portoghese e impone una riflessione sulle ragioni di un malessere che trova in quel messaggio la sua cassa di risonanza. Il terzo classificato, il liberale João Cotrim de Figueiredo, si è fermato al 14 per cento, lasciando un'ampia fetta di elettorato come terreno di conquista per il secondo turno.
Uno scontro dal significato nazionale e internazionale
Il confronto diretto tra Seguro e Ventura, oltre a dividere il Portogallo, assume inevitabilmente un significato che travalica i confini nazionali, inserendosi in un contesto europeo dove le forze di estrema destra guadagnano costantemente terreno. Il ballottaggio non sarà quindi una semplice scelta tra due persone, ma tra due visioni antitetiche del Paese e del suo ruolo, con il socialista che incarna la tradizionale alleanza con le istituzioni comunitarie e il leader di Chega! che, pur senza mettere in discussione l'appartenenza all'Ue, ne critica aspramente molte politiche. La campagna per il voto decisivo, che si preannuncia tesa e senza esclusione di colpi, vedrà entrambi i candidati cercare di attrarre gli elettori degli schieramenti sconfitti, in particolare quello liberale, e di mobilitare quel gran numero di astenuti che spesso decide le sorti delle competizioni più serrate.




