Trump alla Cena dei Corrispondenti: sfottò, volgarità e l’annuncio (provocatorio) per il 2028

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Bastano pochi minuti, al Washington Hilton, per trasformare una tradizione istituzionale in un ring elettorale. È quanto accaduto durante l’ultima edizione della Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca, l’evento che ogni anno riunisce giornalisti, politici e celebrità in un clima di apparente distensione. Eppure, quella che doveva essere una serata di battute e cameratismo, si è risolta in un monologo spietato, costellato di insulti diretti a giornalisti, attori e avversari politici, il tutto condito da un “grande annuncio” che ha fatto il giro del mondo.

L’uomo che ha catalizzato l’attenzione, ancora una volta, è stato Donald Trump, il quale ha usato il palco per lanciare una provocazione a dir poco clamorosa: la sua terza candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, nonostante i chiari limiti posti dalla Costituzione. E se qualcuno sperava in un tono più misurato, è rimasto deluso, perché la serata ha toccato vette di desolazione e tristezza, trasformando un galà in smoking nell’equivalente di un comizio MAGA di provincia, fuori tempo massimo.

L’assurdo annuncio e il cappellino “Trump 2028”

Tra una battuta sul suo conto e l’altra, il tycoon ha infatti giocato la carta che più sa scatenare i suoi sostenitori, quella di una sfida politica che non accenna a esaurirsi. Dopo aver scherzato sull’ipotesi di un terzo mandato, Trump ha estratto il suo consueto cappellino rosso con la scritta “Trump 2028”, riprendendo lo stesso gesto compiuto durante il discorso di venerdì sera.

Un’immagine che è subito rimbalzata sui social, dove lo stesso ex presidente ha pubblicato foto che lo ritraggono con quel copricapo, accanto a scatti realizzati con l’intelligenza artificiale che lo mostrano persino mentre salva Washington o in compagnia di John Fitzgerald Kennedy. Un vero e proprio show mediatico, insomma, studiato per alimentare la narrazione di una continuità politica che va oltre i normali confini temporali.

Il fuoco di fila contro i media e l’establishment

L’intera serata, del resto, è stata un susseguirsi di sfottò e volgarità, con il presidente che non ha risparmiato frecciate nemmeno ai cronisti presenti nella sala, accusati di essere nemici del popolo e di raccontare bugie. L’evento, però, ha avuto un retroscena ben più grave, che ha gettato un’ombra sulla cornice festosa. A poco più di tre mesi da quella data, il 25 aprile, lo stesso hotel era stato teatro di un tentativo di attentato, quando un uomo, poi identificato e ucciso, era riuscito a superare i metal detector e ad aprire il fuoco contro gli agenti dei servizi segreti.

Un episodio che rende ancora più stridente il clima di leggerezza con cui Trump ha trattato la serata, quasi a voler ribadire che nulla, nemmeno la sicurezza o la misura, può intralciare il suo spettacolo personale.

L’analisi di Canfora e il confronto con la storia americana

In questo contesto, le parole del tycoon diventano oggetto di analisi da parte di storici e commentatori, che vedono in quel “Trump 2028” non solo una boutade, ma il riflesso di una trasformazione profonda della società americana. Lo storico Luciano Canfora, intervenendo in trasmissione, ha commentato il filmato dell’annuncio, ripercorrendo le tappe della storia statunitense dal secondo dopoguerra in poi, mettendo a confronto il presente con i passaggi chiave del passato.

Secondo Canfora, la deriva che emerge da queste dichiarazioni non disdegna l’ipotesi di una forzatura istituzionale, quasi a evocare scenari che nulla hanno a che fare con il normale alternarsi democratico. La provocazione di Trump, che pure non ha alcuna base legale, diventa così il sintomo di una tensione che attraversa il paese, alimentata da un linguaggio che mescola ironia, minaccia e una buona dose di populismo.

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