“Suora o pornodiva”, la nuova canzone di Annalisa e la polemica sull’irrisione della fede cattolica

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un verso, nel nuovo singolo di Annalisa uscito venerdì 13 marzo, che sta facendo discutere ben più della melodia o del ritmo. “Mi vuoi più suora o pornodiva?”. La domanda, retorica e provocatoria, è il cuore di “Canzone estiva”, un brano che di estivo, almeno nelle intenzioni, ha volutamente poco. La cantautrice ligure, reduce dal successo dell’album “Ma io sono fuoco” e da un tour che tra novembre e dicembre 2025 ha fatto segnare il tutto esaurito in tredici tappe, torna con un pezzo che gioca sull’opposizione tra sacro e profano, tra l’immagine della purezza e quella della trasgressione. Non si tratta, però, del classico tormentone da spiaggia: il testo, scritto dalla stessa Annalisa insieme a Simonetta e Paolo Santo, esplora il tema del giudizio e delle etichette che la società impone, in particolare alle figure pubbliche, costringendole in ruoli precostituiti.

La scelta stilistica non si limita alle parole. Il videoclip ufficiale, diretto da Giulio Rosati e nato da un’idea della stessa artista, visualizza questo conflitto interiore in maniera volutamente cruda: Annalisa indossa un abito da suora, diviso a metà, in un gioco di specchi e di dualità che rappresenta le due anime in lotta. La scenografia e le pose, volutamente ambigue e distanti dalla sobrietà che ci si aspetterebbe da un contesto religioso, completano un’opera che intende essere un cortocircuito visivo. L’obiettivo dichiarato, come si evince dalle note di presentazione, è quello di ironizzare sul linguaggio del giudizio, estremizzandolo per dimostrarne l’assurdità: l’artista non vuole essere né l’una né l’altra, o magari è entrambe le cose e nessuna, in un “equilibrio precario che si trova nel mezzo”. Un messaggio che parla di libertà di espressione e di rifiuto delle categorizzazioni.

Tuttavia, la provocazione ha innescato reazioni immediate e contrastanti. Sui social network, in particolare sotto il post Instagram di presentazione del brano, non sono tardati ad arrivare i commenti di chi parla di “blasfemia” e di “provocazione disperata”, accusando la cantante di utilizzare simboli religiosi per ottenere visibilità e scalare le classifiche. Espressioni come “sei blasfema” o “cosa non si fa per avere un po’ di successo” riecheggiano tra i follower più critici, infiammando un dibattito che tocca il confine tra arte e rispetto del sentimento religioso. L’utilizzo di frasi come “Andate in pace e così sia”, presente nel testo, e il richiamo al “pensiero non cattolico”, non fanno che alimentare la discussione su quanto sia lecito mescolare i linguaggi della fede con quelli della musica pop contemporanea.

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