Annalisa, il nuovo singolo “Canzone estiva” e le polemiche sul video: tra provocazione e dualità
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’uscita del nuovo singolo di Annalisa, “Canzone estiva”, avvenuta lo scorso 13 marzo per Atlantic/Warner Music Italy, doveva rappresentare semplicemente il ritorno sulla scena di una delle voci più solide del pop italiano, e invece si è trasformata in un caso, complice un verso del testo e le immagini del videoclip che l’accompagnano. La cantante ligure, reduce dal successo dell’album “Ma io sono fuoco”, ha scelto di proseguire quel percorso narrativo incentrato sul simbolismo del fuoco come energia creativa e capacità di reazione, ma lo ha fatto alzando l’asticella della provocazione. Il brano, infatti, gioca su un doppio binario emotivo, quello dell’amore per una persona e quello, forse ancora più complesso, del legame viscerale con il pubblico e con le sue aspettative. A scatenare il dibattito, però, è stata soprattutto una domanda retorica che Annalisa lancia nel ritornello: “Mi vuoi più suora o pornodiva?”, una frase che estremizza il linguaggio del giudizio per mettere in scena il conflitto interiore di chi è costantemente osservato e, di riflesso, costretto a confrontarsi con etichette contrapposte.
Il videoclip, diretto da Giulio Rosati e nato da un’idea della stessa artista, visualizza questa tensione con un’immagine potente e volutamente divisiva: Annalisa indossa un abito diviso a metà, che da un lato richiama un immaginario religioso e dall’altro un’estetica più sensuale e provocatoria, quasi a voler rappresentare le due anime che convivono e si scontrano dentro ciascuno di noi. Una rappresentazione, questa, della dualità dell’animo umano che la cantante spinge fino all’estremo, suggerendo come la versione che gli altri scelgono di vedere dica molto più su chi osserva che non su chi è osservato. Ed è proprio su questo cortocircuito visivo che si è innestata la reazione di una parte del pubblico, che sui social non ha risparmiato critiche pesanti, arrivando a definire la scelta “blasfema” o a liquidarla come una “provocazione disperata” per ottenere visibilità. Accuse, queste, che ignorano volutamente la complessità del messaggio, ovvero la ricerca di un equilibrio precario e personalissimo che si colloca in un punto di mezzo, lontano da qualsiasi semplificazione.
La strategia di comunicazione e la doppia natura del brano
A ben vedere, la campagna di lancio del singolo era stata studiata nei minimi dettagli per creare aspettativa e curiosità, e non stupisce quindi che il risultato finale abbia diviso l’opinione pubblica. Nelle settimane precedenti l’uscita, a Milano erano comparsi dei cartelloni misteriosi con la scritta “Mi vuoi più suora o pornodiva?” e un QR code per votare, un’operazione di guerrilla marketing che aveva già acceso i riflettori sulla domanda prima ancora che si sapesse a cosa si riferisse. La canzone in sé, come del resto suggerisce il Titolo, gioca con le aspettative: “Questa non è una canzone estiva”, canta Annalisa nel ritornello, ribaltando ironicamente ciò che ci si aspetterebbe da un brano pubblicato a marzo con quel nome. In realtà, il pezzo è un dance pop costruito su synth crescenti e un ritmo pensato per il live, ma il testo affonda in territori ben più complessi del semplice tormentone da spiaggia, toccando corde legate all’autostima, alla percezione di sé e al rapporto, a volte tossico, con lo sguardo altrui.
Il ritorno dal vivo e i numeri di un successo consolidato
Mentre il web si divide tra chi difende l’artista e chi invece attacca la sua operazione, Annalisa si prepara a portare “Canzone estiva” dal vivo nei palasport italiani con il “Ma noi siamo fuoco – Capitolo II”, la seconda tranche del tour legato all’album che partirà il 23 aprile da Genova. Le date, organizzate da Friends & Partners, registrano già diversi sold out, come nel caso di Mantova e Messina, dove sono state aggiunte ulteriori repliche per far fronte alla richiesta. Un successo di pubblico che conferma i numeri straordinari dell’artista, forte di oltre cinque milioni di copie certificate, 52 dischi di platino e 17 ori, senza contare i due premi SIAE vinti a novembre per “Sinceramente”. Numeri che la collocano tra le artiste femminili con più singoli nella top ten FIMI, a dimostrazione di una carriera costruita con pazienza e capacità di rinnovarsi, anche a costo di sollevare polemiche.
Il significato dietro la provocazione
Al di là delle critiche e delle semplificazioni, ciò che emerge dalle parole della stessa Annalisa, riportate nella cartella stampa, è la volontà di raccontare le difficoltà di chi vive sotto i riflettori, ma anche un sentimento universale come la lotta per la propria identità. Il verso “Andate in pace e così sia”, che richiama un linguaggio liturgico, diventa quasi una liberazione, un congedo dalle aspettative altrui per abbracciare la complessità del proprio essere, che non può e non deve ridursi a categorie binarie. E se qualcuno ha letto nel look da suora e nella domanda provocatoria un attacco alla religione, forse ha perso di vista il bersaglio del messaggio, che è invece il giudizio ipocrita di una società pronta a incasellare le persone, e le donne in particolare, in ruoli precostituiti e antitetici.




