Annalisa e la provocazione vestita di suora: “Mi vuoi più suora o pornodiva?” accende il dibattito tra accuse di blasfemia e critiche sulla svolta pop
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Redazione Economia
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Da quando ha messo piede per la prima volta sul palco di Amici, ormai quindici anni fa, Annalisa Scarrone ha imparato a convivere con il fuoco incrociato dei riflettori, una condizione che l’ha vista trasformarsi da ragazzina spaventata a popstar consapevole, capace di riempire i palasport e di dettare le regole del mercato discografico. È in questo contesto di maturità artistica che si inserisce l’uscita del singolo “Canzone estiva”, disponibile dal 13 marzo per Warner Music Italy, un brano che ha subito polarizzato l’attenzione non tanto per la sua struttura musicale, quanto per una domanda – “Mi vuoi più suora o pornodiva?” – divenuta immediatamente virale ancor prima che il pezzo fosse ufficialmente lanciato. La strategia promozionale, iniziata con la comparsa di misteriosi cartelloni a Milano recanti la stessa frase e un QR code per “votare”, ha anticipato il contenuto di un videoclip in cui l’artista savonese appare divisa a metà tra l’abito religioso e un look volutamente provocatorio, cristallizzando in immagine il dualismo che da sempre sembra accompagnare la percezione pubblica delle cantanti italiane.
Il testo, le accuse di blasfemia e la difesa della cantautrice: “La religione fa parte della mia vita”
Le reazioni alla nuova fatica discografica di Annalisa non si sono fatte attendere, dividendo il pubblico e i commentatori social tra chi ha apprezzato la svolta elettropop e chi invece ha letto nel verso del ritornello un intento dissacratorio. In particolare, l’utilizzo di termini e immagini legati all’immaginario cattolico ha generato accuse di blasfemia, una critica alla quale la diretta interessata ha risposto a chiare lettere in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, respingendo con fermezza qualsiasi intento offensivo. “Non vedo nulla di offensivo in quello che ho fatto”, ha dichiarato la cantautrice, spiegando che l’accostamento delle due figure – la suora e la pornodiva – nasce dalla volontà di “estremizzare il concetto” del giudizio femminile, attingendo a definizioni che, come molte donne, lei stessa si è sentita attribuire nel corso della carriera. Lungi dall’essere una presa in giro della fede, Annalisa ha rivendicato un profondo rispetto per la religione, definendola un elemento che fa parte della sua vita personale e che, nel contesto di un brano popolare, diventa un mezzo per parlare a tutti. La frase “andate in pace e così sia”, contenuta nel testo, viene così ricondotta a un registro ironico e popolare, funzionale a un racconto che, secondo l’artista, parla di libertà e di come ci si relaziona con lo sguardo altrui.
Il botta e risposta con Selvaggia Lucarelli: “Liberate Annalisa” contro “Questa sono io”
Se le accuse di blasfemia hanno rappresentato una delle reazioni più impulsive al nuovo singolo, il dibattito si è fatto più articolato con l’intervento di Selvaggia Lucarelli, che ha dedicato alla vicenda un editoriale nella sua newsletter dal Titolo “Liberate Annalisa”. Nelle sue osservazioni, la scrittrice e opinionista ha delineato il ritratto di un’artista che, pur di inseguire il successo, si sarebbe lasciata intrappolare in un “format”, ripetendo all’infinito uno schema fatto di balletti, provocazioni patinate e un’immagine sexy percepita come poco autentica e ormai prevedibile. A suo dire, quella che un tempo era una cantautrice con sfumature più intime si sarebbe trasformata in un prodotto di mercato, imprigionata in un ruolo “sciapo, vecchio e fintamente trasgressivo”. La replica di Annalisa non si è fatta attendere, ed è arrivata con la consueta pacatezza ma con altrettanta determinazione. Intervistata nuovamente, ha respinto al mittente l’idea di essere un burattino o di recitare una parte che non le appartiene: “La verità è che questa sono io”, ha affermato, rivendicando la paternità delle proprie scelte artistiche e sottolineando come il suo stile – che qualcuno definisce un “marchio di fabbrica” – sia il risultato di un percorso graduale e consapevole. In una lunga riflessione sul tema del giudizio di genere, l’artista ha aggiunto che, se anche oggi decide di mostrare le gambe, questo non la rende meno “brava ragazza”, stigmatizzando il doppio standard per cui alle donne viene continuamente chiesto di dimostrare di non essere manipolate, una domanda che, ha fatto notare, raramente viene rivolta ai colleghi uomini.
La partecipazione ad Amici 25 e il contesto di un’artista che non si ferma più
A rafforzare la presenza mediatica del singolo, e a dare ulteriore visibilità alla controversia, è stata la partecipazione di Annalisa alla prima puntata del serale di Amici 25, andata in onda sabato 21 marzo, un palco che per lei rappresenta un vero e proprio ritorno alle origini. Fu proprio nella decima edizione del talent show, nel lontano 2010-2011, che il pubblico scoprì la sua voce, mentre oggi l’ugola savonese è tornata nella veste di super ospite, presentando dal vivo “Canzone estiva” e dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, la centralità del suo ruolo nell’attuale panorama musicale italiano. Questa apparizione si inserisce in un momento di assoluto fermento per l’artista, che proprio ad aprile ripartirà con la seconda parte del tour “Ma noi siamo fuoco”, un viaggio nei palasport italiani che ha già fatto registrare numerosi sold out, testimoniando come il consenso del pubblico sia oggi ben più solido rispetto agli esordi. L’accostamento tra la provocazione intellettuale del nuovo singolo e la sua capacità di catalizzare l’attenzione sulle dinamiche di genere nel mondo della musica – un tema già affrontato anche in trasmissioni come “Vita in diretta”, dove si è discusso delle discriminazioni subite dalle donne nel settore – dimostra come Annalisa abbia trasformato le critiche in materia prima per il proprio lavoro, utilizzando la musica per restituire una narrazione complessa e, al contempo, dirompente.




