Annalisa torna con "Maschio" e un look che spiazza: il nuovo singolo è una rivoluzione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non era un caso quel silenzio sui social, quel trattenere il fiato prima del lancio. Annalisa, che da anni ormai ha imparato a sorprendere, ha scelto ancora una volta la strada dell’imprevisto. Il nuovo singolo, in uscita l’8 maggio, si intitola "Maschio" e, a giudicare dalle prime immagini, segna una svolta non solo musicale ma anche estetica. Perché questa volta la cantante, abituata a sperimentare con i suoi look, ha deciso di osare ancora di più: capelli cortissimi, spettinati, un abito nero e quella sigaretta tra le dita che sembra strizzare l’occhio a un’estetica androgina, tra il glamour retrò e il moderno.
A firmare il brano, insieme a lei, ci sono Paolo Antonacci e Davide Simonetta – quest’ultimo anche alla produzione – in un mix che promette di unire suggestioni d’altri tempi a sonorità contemporanee. Se "Bellissima" e "Sinceramente" l’avevano consacrata come una delle voci più versatili della scena italiana, ora "Maschio" sembra voler spingere ancora più in là i confini, giocando con i ruoli di genere e con un sound che, stando alle anticipazioni, potrebbe rivelarsi una delle sue prove più audaci.
I fan, dal canto loro, non hanno tardato a reagire. Già prima dell’annuncio ufficiale, c’era chi aveva intuito che qualcosa di grosso stesse per arrivare, e ora il web è in fibrillazione. Del resto, Annalisa non è nuova a queste metamorfosi: da ragazza timida del pop melodico a icona sensuale dell’electro, ha sempre saputo rinnovarsi senza perdere la sua cifra stilistica. E se qualche volta qualcuno ha storto il naso, il risultato – in termini di successo e riconoscimenti – le ha dato ragione.
Quello che si vede nelle foto promozionali, d’altronde, non è solo un cambio di pettinatura. C’è un’atmosfera diversa, un modo di porsi che mescola fascino e provocazione, come a ribadire che la sua arte non ha confini precisi. "Anche loro a volte piangono", recita una delle frasi usate per lanciare il singolo, lasciando intuire un testo che scava nelle ambiguità e nelle sfumature dell’identità.




