La manovra spiazza l'editoria
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Redazione Economia
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La recente manovra economica del governo ha suscitato sorpresa e amarezza nel mondo dell'editoria, in particolare tra i giornali e il comparto librario. Da un lato, l'estensione della web tax sui servizi digitali legati alla pubblicità targetizzata ha colto di sorpresa gli editori, che ora vedono applicarsi anche a loro un'imposta precedentemente riservata ai colossi del settore. La Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg) ha espresso il proprio disappunto per la norma del disegno di legge di Bilancio, che estende l'imposta sui servizi digitali a tutte le imprese che realizzano ricavi derivanti da tali servizi, rimuovendo le attuali soglie che escludevano dall'imposta le imprese con meno di 750 milioni di fatturato globale e con ricavi derivanti da servizi digitali in Italia inferiori a 5,5 milioni di euro.
Dall'altro lato, il comparto librario è rimasto stupito non tanto per qualche provvedimento specifico, quanto per l'assenza di qualsiasi misura volta al rilancio del settore, in un paese che registra uno degli indici di lettura più bassi d'Europa. La mancanza di interventi a sostegno della lettura e della diffusione dei libri è stata accolta con delusione dagli operatori del settore, che speravano in un'azione concreta per incentivare la lettura e sostenere le librerie indipendenti.
La nuova web tax, fissata al 3% per tutte le startup, ha sollevato preoccupazioni anche nell'ecosistema dell'innovazione, già colpito dal prelievo su Bitcoin e criptovalute. La legge di Bilancio 2025 allarga il perimetro della digital service tax all'intero mondo imprenditoriale, rischiando di penalizzare le attività che operano anche online. L'articolo 4 della manovra stabilisce che tutte le realtà che realizzano ricavi derivanti da servizi digitali sono soggetti passivi dell'imposta sui servizi digitali, una misura che potrebbe avere un effetto boomerang, colpendo le piccole e medie imprese anziché le grandi aziende tecnologiche.
In questo contesto, la Fieg ha sottolineato l'urgenza di un intervento del Parlamento per rivedere la norma e trovare un equilibrio che non penalizzi eccessivamente le piccole realtà editoriali e imprenditoriali.




