Meloni spiazza tutti, il voto anticipato è più di una tentazione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
I sondaggi continuano a dare ragione a Giorgia Meloni, la quale, nonostante l’instabilità del quadro politico globale, gli attacchi a ripetizione del centrosinistra e le tensioni fisiologiche che da sempre interessano chi è al governo del Paese, resiste e mantiene un consenso di proporzioni importanti, attestandosi, con Fratelli d’Italia, al 30,8%. Una tenuta che, come evidenziato dall’ultima indagine SWG per La7, delinea uno scarto significativo tra la percezione dell’efficacia dell’esecutivo di centrodestra e la fiducia, più solida, riposta nella premier, la cui leadership sembra trascendere le ordinarie difficoltà della gestione quotidiana.
Il caso Movimento 5 Stelle e il consolidamento del centrodestra
Che il dato più notevole riguardi il Movimento 5 Stelle, all’indomani della votazione interna che ha rieletto Giuseppe Conte come leader unico, potrebbe essere anche solo un caso, ma questa scivolata resta l’unico elemento che richiama l’attenzione in un panorama altrimenti stabile. Il partito, infatti, scende dello 0,4% assestandosi al 12,8% dei consensi, un calo che prosegue dopo le liti interne e le dimissioni da vicepresidente di Chiara Appendino, e che si staglia in netto contrasto con la crescita degli altri attori.
I movimenti degli altri partiti
Fratelli d’Italia, da parte sua, non solo consolida la propria posizione di primo partito ma, nelle rilevazioni più recenti, aggiunge un ulteriore leggero incremento portandosi al 31,2%, un valore che lo avvicina a soglie record. Il Partito Democratico, pur restando sostanzialmente stabile, perde un decimo di punto fermandosi al 22%, mentre all’interno della coalizione di governo si assiste a un serrato testa a testa tra Forza Italia, che cresce lievemente all’8,1%, e la Lega, la quale invece arretra al 8,2%, perdendo lo 0,3%.
Il quadro generale degli orientamenti
L’orientamento di voto degli italiani, nel suo complesso, premia dunque il centrodestra nel suo insieme e, in misura minore, i Verdi e la sinistra che guadagnano anch’essi 0,2 punti percentuali. Si delinea, in questo modo, un assetto politico dove l’egemonia di un singolo partito, che riesce a catalizzare su di sé un terzo delle preferenze, finisce per ridisegnare gli equilibri tradizionali, lasciando agli altri competitori il compito di contendersi ciò che rimane di un elettorato sempre più polarizzato.




