Meloni fuori dal salotto, la contromossa di Mediobanca su Generali spiazza Mps e il governo
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Redazione Economia
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Quella che poteva sembrare una semplice operazione finanziaria si è rivelata, invece, una mossa strategica destinata a ridisegnare gli equilibri del settore bancario italiano. Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, ha deciso di giocare d’anticipo, proponendo lo scambio del 13% delle azioni di Generali – quota detenuta dalla banca di Piazzetta Cuccia – con il controllo totale di Banca Generali. Un’operazione che, seppur concepita cinque anni fa, arriva in un momento cruciale, mentre il mercato è attraversato da un’ondata di offerte pubbliche e scalate.
Non si tratta, come ha tenuto a precisare lo stesso Nagel, di una manovra difensiva, bensì di un’azione offensiva che punta a trasformare una partecipazione finanziaria in un asset industriale. La logica è chiara: Mediobanca, invece di limitarsi a influenzare le scelte del Leone dall’esterno, potrebbe ora consolidare il proprio ruolo nel risparmio gestito, settore in cui Banca Generali rappresenta un player di primo piano.
Il calendario dell’operazione è già definito: a maggio verranno avviate le richieste di autorizzazione alle competenti authority, il 16 giugno si terrà l’assemblea degli azionisti di Mediobanca e, se tutto procederà senza intoppi, a settembre dovrebbero arrivare i via libera definitivi, compreso quello della Consob. Intanto, però, la mossa ha già creato un effetto domino, lasciando in secondo piano le manovre di Mps e mettendo in difficoltà il governo, che si trova a dover gestire un ulteriore tassello nella complessa partita del risiko bancario.




