Aggressione a sindacalista Cgil a Genova: la denuncia ritirata e i dubbi della Digos
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La vicenda che ha visto protagonista Fabiano Mura, segretario provinciale della Fillea Cgil, aggredito – a suo dire – in un’azione «fascista» a Sestri Ponente il 15 aprile scorso, si è rapidamente trasformata in un caso politico e giudiziario dai contorni sfumati. La denuncia, presentata dallo stesso sindacalista, è stata ritirata dopo appena due giorni, mentre la Digos, incaricata delle indagini, non ha trovato riscontri oggettivi tra le telecamere di sorveglianza e le testimonianze raccolte.
La manifestazione di protesta organizzata a piazza Baracca, con la partecipazione di figure come l’ex ministro Andrea Orlando e l’ex segretario generale della Cgil Sergio Cofferati, aveva riunito quasi mille persone sotto lo slogan «Genova è antifascista», in un clima già teso per le imminenti elezioni comunali del 25 e 26 maggio. Ma se l’episodio inizialmente sembrava confermare l’esistenza di un clima intimidatorio, le successive verifiche hanno sollevato più interrogativi che certezze.
Le dichiarazioni del viceministro Edoardo Rixi, che ha definito «ardite» e «negazioniste» le accuse di un clima fascista a Genova, hanno ulteriormente complicato il quadro. La risposta della Cgil non si è fatta attendere: «Se Rixi ha informazioni utili, le porti agli inquirenti», hanno replicato dal sindacato, aggiungendo che «un ripasso di storia» sulla presenza fascista in città non gli farebbe male.
Intanto, la posizione di Mura resta ambigua. Se nella prima versione aveva parlato di un’aggressione violenta, con insulti e minacce di stampo politico, le indagini non hanno confermato la dinamica descritta. Alcuni colleghi interpellati dalla Digos hanno fornito versioni contrastanti, e le immagini delle telecamere non mostrano alcun episodio riconducibile a un attacco premeditato.
L’allarme lanciato dal sindacato, che aveva definito l’episodio una «vile aggressione fascista», si scontra ora con le perplessità emerse durante le indagini. Marco Risso, candidato di Uniti per la Costituzione, ha criticato l’«allarmismo infondato», sostenendo che strumentalizzare episodi del genere rischia di «desensibilizzare l’opinione pubblica sulle vere espressioni del fascismo».




