Carrozzieri, il racconto senza filtri: dal sogno del Milan alla caduta
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Redazione Sport
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Moris Carrozzieri, centrale di sfondo antico la cui carriera ha conosciuto vette inattese e abissi profondi, ripercorre con La Gazzetta dello Sport un esistenza calcistica segnata da scelte irrevocabili e occasioni, alcune afferrate e altre tragicamente perse. La sua narrazione, che si dipana senza cercare alibi ma con la schiettezza di chi ha toccato con mano le conseguenze delle proprie azioni, inizia proprio da un interrogativo che ne avrebbe forse prefigurato il futuro: "Hai le palle di giocare a San Siro?". Una domanda postagli dall'allora allenatore, quando, nell'estate del 2003, il difensore compì un volo pindarico dalla C1 alla Serie A, approdando alla Sampdoria. Alla sfida lanciatagli, che riguardava una partita da titolare contro l'Inter, Carrozzieri rispose con la sicurezza spavalda che lo caratterizzava: "E che problema c’è?". Nulla, in apparenza, sembrava poterlo intimorire.
La scoperta di Paratici e l'ombra del Milan
Alle spalle di quel trasferimento a Genova, che molti avrebbero considerato una folle chimera, vi era l'occhio esperto di Fabio Paratici, il quale lo scoprì mentre militava nel Teramo. "Il presidente del Teramo mi promise che a fine campionato mi avrebbe venduto in serie A. 'Questo è pazzo…', pensai", racconta l'ex calciatore, ammettendo la sua iniziale incredulità. "Ma era tutto vero". Il salto di categoria, come lui stesso riconosce, fu tutt'altro che semplice; davanti a sé, nella gerarchia della squadra, ne aveva altri quattro, ma la fiducia che Novellino riponeva in lui fu decisiva per la sua permanenza. Un episodio, quello del rapporto con il tecnico, che non fu sempre idilliaco e che conobbe una svolta violenta, quando Carrozzieri, accusato dall'allenatore, gli sferrò un pugno, in un momento di rabbia incontrollata. E mentre rievoca i passaggi della sua vita, affiora anche un rimpianto che brucia ancora: la possibilità, nel 2006, di approdare al Milan, un traguardo che sentiva a portata di mano e che invece svanì, lasciando il posto a un destino differente.
La caduta e lo squarcio della cocaina
Proprio quando la strada pareva spianata verso traguardi ancora più ambiziosi, l'esistenza professionale di Carrozzieri subì una brusca e drammatica deviazione, i cui effetti si rivelarono devastanti. A interrompere quel percorso, che lo aveva portato a vestire anche le maglie di Arezzo, Atalanta, Palermo e Lecce, fu la cocaina, una sostanza della quale oggi, a mente fredda, esprime un profondo senso di vergogna. "Me ne vergogno, ho deluso la mia famiglia", confessa, descrivendo il periodo di emarginazione che seguì la squalifica di due anni inflittagli. Quel provvedimento, che di fatto segnò la fine della sua carriera ai massimi livelli, rappresenta per lui una macchia indelebile, un errore personale di cui si assume ogni responsabilità, senza tentare di edulcorarne la portata o di sminuirne le conseguenze, che lo condussero attraverso una lenta e faticosa opera di ricostruzione personale.
Le scommesse: una accusa da respingere
Oltre al capitolo, già di per sé doloroso, relativo alla dipendenza dalla droga, Carrozzieri sente la necessità di fare chiarezza su un altro fronte, quello delle scommesse, dal quale vuole prendere esplicitamente le distanze. "Mai scommesso in vita mia, tutto montato ad arte", dichiara con decisione, spiegando che le voci nate in quel periodo erano frutto di una ricostruzione errata della sua posizione. Specifica, a tal proposito, di essersi trovato, in occasione di una partita del Pisa contro il Frosinone in Serie C, in compagnia di un amico che gestiva un negozio d’abbigliamento e di avere, in quella categoria, diversi conoscenti risalenti ai suoi tempi al Teramo. Una combinazione di circostanze, queste, che diedero adito a sospetti infondati, i quali egli rigetta con forza, tracciando una netta linea di separazione tra gli sbagli commessi e le accuse, da lui considerate ingiuste, di avere in qualche modo truccato le partite.




