De Laurentiis scherza su Malagò: “Da romanista porterà qualcosa in più al centro-sud”
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Redazione Sport
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ROMA – Il Circo Massimo si è trasformato, per un pomeriggio, in un crocevia in cui la solidarietà si è mescolata alle dinamiche – mai sopite – del potere pallonaro. Aurelio De Laurentiis, presente in veste di presidente onorario di Komen Italia per il taglio del nastro della “Race for the Cure” -1, ha regalato ai cronisti un siparietto destinato a far discutere gli ambienti federali. Lo si è visto scambiare battute con il fondatore Riccardo Masetti; e quest’ultimo, con il tono scherzoso che l’occasione consentiva, gli ha confessato che la sua felicità sarebbe stata completa se lo avesse visto sedere sulla poltrona di presidente della Roma piuttosto che su quella del Napoli. Una provocazione, la sua, che non poteva cadere nel vuoto.
La risposta del patron azzurro e la candidatura di Malagò
La replica del produttore cinematografico non si è fatta attendere, anzi ha allargato il raggio dello sguardo verso la governace del calcio italiano. “Ma sai, la Roma deve stare tranquilla – ha ribattuto De Laurentiis – perché se Malagò dovesse diventare presidente della Federazione, lui, da romanista, sicuramente farà in modo che il calcio porti anche qualche cosa di più dal centro al sud”. Un endorsement ironico, questo a favore di Giovanni Malagò, che nelle stanze del potere sportivo viene dato ormai come il favorito per la successione a Gabriele Gravina. Le elezioni (quelle che dovrebbero sancire il nuovo corso della Federcalcio) restano all’orizzonte, e le turbolenze post-eliminazione dalla Nations League non hanno fatto altro che accelerare la necessità di un ricambio ai vertici.
Un asse territoriale tra fede giallorossa e sviluppo
Non è sfuggita, ai presenti, la sottile geometria della frase pronunciata dal presidente del Napoli. Se da un lato c’è la rassicurazione rivolta ai tifosi della Roma (una piazza storicamente esigente e gelosa della propria identità), dall’altro emerge una chiara lettura geopolitica degli squilibri italiani. L’idea, o forse la semplice suggestione, è che un vertice FIGC guidato da un tifoso giallorosso possa (e debba) rompere quell’isolamento calcistico che penalizza le realtà del meridione. Non una rivendicazione formale, ma una stilettata confezionata con la confidenza di chi quel sistema lo conosce da decenni; e lo ha detto davanti alle istituzioni, con i ministri presenti al Villaggio della Salute a fare da spettatori d’eccezione.
Quando lo sport incontra la prevenzione sanitaria
L’occasione, tuttavia, restava la salute. E De Laurentiis, pur non rinunciando alla sua verve, ha riportato il discorso sul tema centrale della giornata: la lotta ai tumori del seno. “Prevenire è meglio che curare”, ha ripetuto ai microfoni, parlando dell’urgenza di educare le nuove generazioni nelle scuole a una alimentazione che non sia complice delle malattie. Ha parlato del “male subdolo” che si nasconde, dell’importanza del movimento, e del ruolo centrale della donna nella società. Una uscita, la sua, che ha provato a bilanciare la leggerezza del gossip calcistico con la gravità della cronaca sanitaria; un equilibrio difficile che, almeno questa volta, ha regalato ai tifosi solo una certezza: quella che la poltrona di Gravina (calda e in bilico) è diventata oggetto del desiderio per molti, ma soprattutto un argomento di conversazione perfetto anche per una passerella romana al Circo Massimo.




