Accordo nucleare USA-Arabia Saudita, la mossa che irrita Seoul
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Redazione Esteri
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L’accordo nucleare USA-Arabia Saudita annunciato dagli Stati Uniti ha aperto un nuovo fronte di tensione con la Corea del Sud, che ha guardato con preoccupazione alla decisione di Washington. La cooperazione nucleare civile tra America e Riyad, prevista per un periodo di trent’anni e destinata a culminare nella costruzione di un impianto di arricchimento nel Regno, ha infatti sollevato dubbi legati alla proliferazione nucleare. La reazione di Seoul si inserisce in una storia segnata da precedenti valutazioni sulla possibilità di dotarsi di un proprio arsenale atomico, soprattutto durante gli anni Settanta.
Il progetto nucleare saudita e le preoccupazioni internazionali
L’accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita arriva mentre Washington è ancora coinvolta nella crisi legata al programma atomico iraniano. L’iniziativa rappresenta per Riyad un obiettivo perseguito da anni e si collega alla strategia del Regno nel settore nucleare, dopo la firma di un patto di mutua difesa con il Pakistan che puntava al suo ombrello nucleare. La scelta americana ha quindi alimentato il dibattito sui rischi di proliferazione e sul possibile coinvolgimento degli Stati Uniti nelle dinamiche geopolitiche del Medio Oriente.
Secondo le informazioni disponibili, la questione riguarda anche gli equilibri nel Golfo Persico, dove il tema nucleare si intreccia con il confronto con la Repubblica islamica dell’Iran. L’amministrazione americana aveva manifestato una forte preoccupazione per il programma nucleare iraniano, trasformando questa inquietudine prima in un attacco sostenuto dagli israeliani e successivamente in una guerra vera e propria. Il conflitto ha provocato anche la chiusura del Golfo di Hormuz, indicato come una vitale arteria di comunicazione marittima.
Perché la Corea del Sud ha reagito alla decisione di Trump
La posizione di Seoul è legata anche alla propria storia nucleare. Negli anni Settanta, sotto la presidenza di Park Chung Hee, la Corea del Sud valutò seriamente la possibilità di sviluppare un arsenale nucleare, in un periodo caratterizzato dalle minacce provenienti dalla Corea del Nord. Tra il 1968 e il 1972 furono registrati 722 incidenti lungo il confine e 294 nelle retrovie, oltre a un tentato attacco al palazzo presidenziale sudcoreano.
In quel contesto Seoul elaborò un piano segreto con l’obiettivo di arrivare a una capacità nucleare autonoma. La scelta dell’amministrazione americana di procedere con la cooperazione nucleare civile con l’Arabia Saudita ha quindi riacceso l’attenzione sul tema della sicurezza regionale e sulle differenze di trattamento percepite dalla Corea del Sud rispetto ad altri Paesi.
Il quadro del Trattato di non proliferazione nucleare
La vicenda si colloca in un contesto internazionale segnato dal Trattato di non proliferazione nucleare, aperto alla firma il 1° luglio 1968 a Londra, Mosca e Washington ed entrato in vigore il 5 marzo 1970. L’accordo fu sottoscritto dagli Stati nucleari dell’epoca, tra cui Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito, insieme a 40 Paesi non nucleari.
Oggi il trattato conta 191 Paesi aderenti e rappresenta il principale riferimento internazionale sul controllo della diffusione delle armi nucleari. L’intesa tra Stati Uniti e Arabia Saudita ha riportato al centro del dibattito il rapporto tra cooperazione nucleare civile, sicurezza regionale e timori legati alla proliferazione, mentre la reazione della Corea del Sud richiama una fase storica in cui anche Seoul aveva considerato una strada nucleare autonoma.
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