Accordo nucleare Usa-Arabia Saudita, la mossa di Trump irrita Seoul
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Redazione Esteri
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L’accordo nucleare Usa-Arabia Saudita annunciato dall’amministrazione Trump ha provocato reazioni negative in Corea del Sud, dove la decisione viene osservata anche alla luce della propria storia di sicurezza e delle valutazioni fatte in passato sull’opzione atomica. L’intesa prevede una cooperazione nucleare civile tra Washington e Riyad della durata di trent’anni, con l’obiettivo di arrivare alla costruzione di un impianto di arricchimento nel Regno. La scelta americana ha aperto un confronto sui rischi legati alla proliferazione nucleare e sul ruolo degli Stati Uniti negli equilibri strategici del Medio Oriente.
La scelta saudita e le preoccupazioni sulla proliferazione nucleare
L’accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita rappresenta per Riyad il raggiungimento di un obiettivo perseguito da anni, mentre per Washington si inserisce nella gestione delle tensioni legate al programma atomico iraniano. L’iniziativa, pur riguardando formalmente la cooperazione nucleare civile, ha sollevato interrogativi sulla possibilità di nuovi equilibri nucleari nella regione e sul coinvolgimento americano nelle dinamiche mediorientali. Prima dell’intesa con gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita aveva inoltre siglato un patto di mutua difesa con il Pakistan, puntando secondo il testo a un possibile ombrello nucleare.
La vicenda si colloca in un contesto segnato dal confronto con l’Iran e dagli sviluppi della crisi regionale. La preoccupazione americana per il programma nucleare iraniano si è trasformata prima in un attacco sostenuto dagli israeliani e successivamente in una guerra vera e propria, con conseguenze che hanno coinvolto anche la navigazione nel Golfo di Hormuz. L’accordo con Riyad viene quindi analizzato non soltanto come una scelta energetica o tecnologica, ma come una decisione con implicazioni sulla sicurezza internazionale e sui rapporti tra gli attori della regione.
Perché Seoul guarda alla decisione con particolare attenzione
La reazione della Corea del Sud nasce anche dal precedente degli anni Settanta, quando il Paese valutò seriamente la possibilità di dotarsi di un arsenale nucleare. Durante la presidenza di Park Chung Hee, la crescente minaccia rappresentata dalla Corea del Nord portò Seoul a delineare un piano segreto con l’intenzione di raggiungere questo obiettivo. In quel periodo furono registrati numerosi episodi lungo il confine e nelle retrovie, elementi che contribuirono ad alimentare il clima di insicurezza nazionale.
La questione nucleare sudcoreana rimase però legata agli equilibri internazionali e al sistema di non proliferazione. A circa settant’anni dalla nascita del Trattato di non proliferazione nucleare, aperto alla firma il 1° luglio 1968 a Londra, Mosca e Washington ed entrato in vigore il 5 marzo 1970, l’accordo tra Washington e Riyad riporta al centro il tema della diffusione delle capacità nucleari. Il trattato fu sottoscritto dagli Stati nucleari dell’epoca, Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito, oltre che da quaranta Paesi non nucleari, mentre oggi conta 191 aderenti.
Il nuovo equilibrio tra Stati Uniti, Medio Oriente e Asia
La distanza tra la posizione americana sull’Arabia Saudita e le sensibilità della Corea del Sud emerge quindi dal confronto tra due situazioni storiche differenti. Da una parte Riyad ottiene una cooperazione nucleare civile sostenuta da Washington, dall’altra Seoul osserva la scelta attraverso il proprio passato di minacce regionali e di valutazioni sull’eventuale sviluppo di un programma atomico. La decisione di Trump ha così alimentato un dibattito che riguarda non solo il Medio Oriente, ma anche gli effetti delle strategie nucleari americane sugli alleati asiatici.
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