Trump apre al nucleare saudita, l’accordo Usa-Riad cambia la linea
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Redazione Esteri
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Trump ha approvato un accordo sul nucleare saudita che consente all’Arabia Saudita di sviluppare un programma nucleare civile con tecnologia statunitense e apre la possibilità all’arricchimento dell’uranio nel Regno. L’intesa, firmata dal segretario statunitense all’Energia Chris Wright e dal suo omologo saudita Abdulaziz bin Salman, rappresenta un cambio di posizione rispetto alle richieste avanzate in precedenza nei confronti dell’Iran. Il programma prevede la realizzazione di reattori con tecnologia americana e riguarda una delle questioni più delicate della cooperazione nucleare internazionale.
L’accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita sul nucleare
Il patto tra Washington e Riad riguarda lo sviluppo di un programma nucleare civile saudita, con la possibilità per il Paese di arricchire l’uranio. Si tratta di un passaggio centrale perché l’arricchimento del combustibile nucleare è necessario per le centrali civili, ma può avere anche un ruolo nei programmi militari. L’accordo consente all’Arabia Saudita di accedere a reattori realizzati con tecnologia statunitense e segna l’apertura degli Stati Uniti verso una collaborazione più ampia nel settore energetico.
La notizia era stata anticipata dal Wall Street Journal e successivamente è diventata ufficiale, trovando spazio anche nei media sauditi come Alarabiya. Lo stesso quotidiano statunitense è tornato sulla vicenda definendo l’intesa un possibile errore, mentre il governo americano ha presentato l’accordo come una cooperazione legata all’uso civile dell’energia nucleare. Il nodo principale riguarda la possibilità che il programma di Riad possa includere anche l’arricchimento dell’uranio all’interno del Regno.
Il confronto con le richieste rivolte all’Iran
La decisione su Riad viene messa a confronto con la linea adottata da Trump nei confronti dell’Iran. Il presidente americano aveva collegato il conflitto con Teheran a due richieste precise: la sospensione dell’arricchimento del combustibile nucleare per almeno vent’anni e l’autorizzazione a ispezioni internazionali senza limiti. Nel caso saudita, invece, l’accordo prevede un percorso differente e lascia spazio allo sviluppo di capacità nucleari interne.
Secondo quanto riportato nell’input, questa differenza ha alimentato critiche legate al cosiddetto doppio standard nella gestione dei programmi nucleari. Mentre all’Iran venivano richieste restrizioni molto rigide, l’Arabia Saudita ha ottenuto un’intesa che permette una maggiore autonomia nel settore. Il tema delle ispezioni internazionali resta uno degli elementi centrali del confronto, considerando che il regime applicato ad altri Paesi viene ritenuto troppo invasivo dai sauditi.
Nucleare e interessi economici in Arabia Saudita
L’accordo sul nucleare saudita si inserisce anche in un contesto di interessi economici legati alla presenza americana nel Paese. Per favorire aziende come Westinghouse e altre società statunitensi, Trump ha aperto la strada a una partecipazione significativa delle imprese americane nel mercato dei reattori nucleari sauditi. La cooperazione energetica si intreccia così con opportunità commerciali e con nuovi accordi tra Stati Uniti e Arabia Saudita.
Nel novembre 2025, sei mesi dopo una dichiarazione di Trump definita “un lavoro straordinario”, un rappresentante del presidente ha inoltre creato due società, Dt Diriyah Hotel Manager Llc e Dt Diriyah Hotel Member Corp. Le due strutture hanno garantito a Trump una quota dell’80% in un accordo di gestione alberghiera a Diriyah, in Arabia Saudita, mentre il restante 20% è stato attribuito ai familiari, presumibilmente i figli Eric e Don Jr.
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