La terza serata di Sanremo, il giudizio sui look tra il giallo di Pausini e la scultura vivente Irina Shayk
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La macchina sanremese, nel suo incedere che ormai fonde il rituale della canzone con l'estetica della passerella, ha offerto ieri sera un nuovo catalogo di stili sul palco dell'Ariston. Se le prime due puntate avevano viaggiato su binari di sobrietà a tratti fin troppo prudenti, la terza serata ha innestato una marcia in più, complici la presenza ingombrante – esteticamente parlando – di Irina Shayk e la scelta di alcuni big di abbandonare i lidi sicuri del total black. Il giudizio sugli outfit, come sempre, si è diviso tra l'ammirazione per il coraggio e la perplessità di fronte a qualche azzardo cromatico. La conduzione di Laura Pausini, affiancata a Carlo Conti, procede senza intoppi, ma è soprattutto il suo armadio a tenere banco.
La Pausini, che per le serate precedenti aveva puntato sulla rigorosa eleganza di Giorgio Armani, ha girato pagina affidandosi ad Alberta Ferretti, con risultati altalenanti che hanno fatto discutere gli appassionati. Il suo primo ingresso con un abito asimmetrico in velluto e piume ha convinto per la rottura con il passato, ma è stata la successiva apparizione in un lungo chiffon giallo canarino a spaccare in due la platea e la sala stampa: una tinta audace, certo, ma che a molti è parsa fin troppo squillante, quasi un evidenziatore, penalizzata anche dall'abbinamento con gioielli dalle pietre rosate che stonavano con la temperatura del colore -2. Un voto che si assesta sulla sufficienza, giusto per l'audacia, ma senza infamia e senza lode.
Diametralmente opposta la situazione per Irina Shayk, la co-conduttrice russa che ha letteralmente incendiato il Teatro Ariston con una presenza scenica da manuale. La top model, lontana dai canoni della valletta convenzionale, ha sfilato in quattro creazioni d'archivio firmate dall'amico Riccardo Tisci, rispolverando pezzi della sua era Givenchy. Il suo è stato un vero e proprio percorso nella moda che non si vede di solito sul palco: dopo una salopette nera con coppola di pelo in testa, che qualcuno ha giudicato troppo casual, ha indossato un abito in pizzo nero a sirena che lasciava intendere più di quanto mostrasse. Il pezzo forte della sua personale sfilata è stato però un vestito interamente ricoperto di paillettes nere, impreziosito da frange che, muovendosi, lasciavano intravedere gambe e scollature vertiginose, un look da dieci in pagella che ha messo in ombra persino i cantanti in gara -1-4. Un 9 meritato, non solo per la bellezza statuaria, ma per la capacità di indossare abiti complessi con la naturalezza di chi quella passerella la calca da sempre.
Tra gli uomini, a tenere alta la bandiera di uno stile personale ci ha pensato Raf. Il cantante, da sempre allergico ai consigli degli stylist (come lui stesso ha confessato, sceglie i vestiti da solo), si è presentato con un completo in velluto color carta da zucchero, una scelta cromatica che spicca nel mare magnum di tight e doppiopetti scuri -2-6. Sebbene l'accostamento con le calzature abbia fatto storcere il naso a qualche purista, la sua figura resta quella di un intramontabile, capace di portare avanti un'idea di eleganza maschile disinvolta e lontana dai formalismi ingessati. Il voto è di sostanza, un otto politico per l'atteggiamento prima ancora che per il taglio della giacca.




