Festival di Sanremo 2026, la terza serata incorona i look tra piume, trasparenze e un pizzico di eccesso
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Al giro di boa del Festival, l’asticella del glamour si alza in maniera decisamente percepibile, forse per la presenza ingombrante – sul palco e nel parterre – di una super top come Irina Shayk, che con la sua sola fisicità impone a chiunque le ruoti attorno un dovere quasi morale di non sfigurare. La terza serata della kermesse, quella che ha visto il ritorno dei quindici big non ancora ascoltati e la finale delle Nuove Propposte vinta da Nicolò Filippucci, si è così trasformata in una passerella dove l’abito, talvolta, ha provato a fare più rumore della nota. E se la musica è quella che è, ferma restando la scaletta dei brani in gara, lo show parallelo dei look ha offerto spunti di analisi notevoli, muovendosi tra citazioni colte e veri e propri azzardi stilistici.
Laura Pausini, tra la grazia del cigno e l’eccesso della sirena
Per la co-conduttrice Laura Pausini, reduce da due prime uscite in cui sembrava cercare ancora una quadra estetica definitiva, la terza serata ha rappresentato una sorta di epifania del guardaroba. In apertura, l’abito firmato Alberta Ferretti per mano di Lorenzo Serafini l’ha trasformata in una creatura eterea, con un corpetto di velluto nero dalla scollatura a barca che ricordava le dive degli anni Cinquanta, il tutto sorretto da una vaporosa gonna di piume bianche e organza che creava un gioco di volumi, corta sul davanti e lunga dietro a formare uno strascico scenografico -2. La scelta del raccolto, una coda bassa e ordinata con riga in mezzo, impreziosita da un maxi nastro, ha richiamato immediatamente l’eleganza senza tempo di Maria Callas, un’apertura col botto che ha convinto gran parte della platea -2. Tuttavia, come spesso accade in queste maratone televisive, il troppo stroppia: se i primi due cambi – di cui uno in un total white da statua greca – hanno mantenuto alto il livello, il quarto look, un abito a sirena di paillettes rosse con mantella in voile e una collana imponente, è scivolato in un eccesso da diva fin troppo sopra le righe, meritando più di una riserva -2.
Irina Shayk, la regina indiscussa che gioca con la sensualità
C’è poi lei, Irina Shayk, sulla quale – era prevedibile – si sono concentrati i riflettori e i commenti più appassionati. La supermodella russa, al suo esordio assoluto sul palco dell’Ariston, ha letteralmente giocato con la moda come solo chi è abituato alle passerelle internazionali sa fare. Il suo ingresso in scena è avvenuto con una tuta second skin in pizzo nero che lasciava intendere più di quanto mostrasse, un inno alla sensualità sottile piuttosto che urlata -2. Nel corso della serata, ha proposto un vero e proprio crescendo di stile: dopo un passaggio in una salopette nera con visiera che qualcuno ha bollato come troppo ludica, ha indossato un abito con lunghe frange double face, nere da un lato e colorate dall’altro, muovendosi in un effetto ipnotico -2. L’apice, tuttavia, lo ha raggiunto con un look da odalisca dark, un lungo vestito nero a maniche lunghe impreziosito da catenelle dorate in vita e sui polsi. Un richiamo esplicito all’indimenticabile abito indossato da Mireille Darc nel film “Le Grand Blond avec une chaussure noire”, un tributo alla raffinatezza del cinema francese che le è valso un plebiscito di consensi, dimostrando come la vera eleganza risieda nella capacità di citare senza mai scimmiottare -2.
I big in gara, tra armature di cristallo e look anonimi
Tra i cantanti in gara, la palma del look più audace e riuscito spetta senza dubbio ad Arisa. La sua scelta di affidarsi a Des_Phemmes by Salvo Rizza ha dato vita a un’armatura di catene d’argento e cristalli, un vero e proprio abito-gioiello sospeso sopra un sottile strato di organza color nude, che giocava con la dicotomia tra protezione e vulnerabilità -1. Un’architettura tessile che ha incantato, portandola dritta in cima alle classifiche di stile della serata -2. Sul versante opposto, si segnalano alcuni passi falsi piuttosto evidenti. Malika Ayane, ad esempio, è apparsa letteralmente sommersa da un eccesso di pois e macro paillettes, un abito lungo nero che non le rendeva giustizia, risultando un coacervo di elementi visivi in conflitto tra loro -2. Luchè ha invece optato per un giubbotto di jeans dall’effetto peluche, abbinato a pantaloni tecnici, un connubio che è parso privo di misura e gusto, etichettato da piú parti come il look meno riuscito della serata -2. Serena Brancale, al contrario, ha incantato con un lungo abito beige attillato, arricchito da piccole arricciature e uno spacco frontale audace ma mai volgare, che ne ha scolpito la silhouette con eleganza, segnando una trasformazione stilistica notevole rispetto al passato -2.
Ospiti e duetti, l’eleganza senza infamia e lode di Ramazzotti e Keys
La pioggia di voti e commenti non ha risparmiato i super ospiti della serata, Eros Ramazzotti e Alicia Keys, chiamati a duettare in anteprima mondiale sulle note de “L’aurora”. Entrambi hanno scelto la sicurezza del nero: lei in un jumpsuit di pelle con guanti, lui in un impeccabile completo Giorgio Armani -2. Una scelta elegante, certo, che non cercava lo strappo ma piuttosto la continuità con l’immagine consolidata di due artisti di fama internazionale. Un look funzionale alla musica, che non rubava la scena alla voce, ma che per questo è stato giudicato da alcuni come fin troppo prevedibile, un sei politico che non aggiungeva né toglieva nulla alla loro caratura -2. Nel complesso, questa terza serata ha confermato come il Festival sia ormai un crocevia di linguaggi in cui la musica dialoga, a volte soccombendo, con la potenza narrativa della moda, capace in una sola uscita di costruire o demolire un personaggio.




