La svolta nella vicenda della famiglia nel bosco: i sindaci pagano un legale per tutelare l'immagine dei servizi sociali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La complessa e dolorosa vicenda della famiglia Trevallion, quella che ha visto una coppia con tre bambini allontanata dalla propria abitazione nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, continua a riservare colpi di scena che poco hanno a che fare con le condizioni di vita dei minori e molto, invece, con la macchina amministrativa e la sua percezione pubblica. Mentre i genitori, Nathan e Catherine, cercano di districarsi tra le maglie di un procedimento giudiziario che ha portato al collocamento dei figli in una casa famiglia, chi quei procedimenti li ha attivati e gestiti, ovvero i servizi sociali dell'ambito distrettuale, ha deciso di correre ai ripari. Ma non per rivedere le proprie valutazioni o per trovare una soluzione condivisa che possa accelerare il ricongiungimento familiare, bensì per difendere la propria immagine, offuscata dalle cronache nazionali, e per farlo utilizzando denaro pubblico.

La decisione, assunta all’unanimità dai sindaci dei 21 comuni che compongono l’Ente capofila ambito distrettuale (Ecad) dell’Alto Vastese, l’organismo che coordina i servizi sociali nella zona, è di quelle destinate ad alimentare ulteriormente le polemiche. È stato conferito un incarico di consulenza e assistenza stragiudiziale all’avvocato Maria Benedetti, con un mandato chiaro esplicitato negli atti: proteggere la «funzione e l’immagine di codesto Ente d’ambito» in relazione alla mediatica vicenda della famiglia Trevallion. Una mossa che arriva in un momento particolarmente delicato, alla vigilia dell’avvio delle perizie psichiatriche sulle competenze genitoriali di Nathan e Catherine, quelle stesse perizie che dovrebbero stabilire se vi siano i presupposti per un ritorno dei piccoli a casa -5.

Questa iniziativa degli enti locali solleva più di un interrogativo sulla gestione delle risorse e sulla priorità che l’amministrazione intende perseguire. Invece di investire energie e fondi per facilitare il dialogo o per sostenere un progetto che permetta ai bambini di fare ritorno dai genitori, magari ristrutturando quel rudere nel bosco che il padre, in una recente intervista, aveva definito il loro "paradiso" per tre anni, si è scelto di blindare giuridicamente l’operato dei professionisti coinvolti. Un paradosso non da poco, se si considera che il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, solo poche settimane fa aveva pubblicamente offerto a Nathan e Catherine un appartamento gratuito in paese, con tutti i comfort e tre camere da letto, proprio per agevolarli e per tentare di ricucire lo strappo con i servizi sociali, offrendo una soluzione abitativa dignitosa in attesa di sistemare il loro casolare -2. Quella casa, va ricordato, venne abitata dalla famiglia solo per una decina di giorni dopo il ricovero per l’intossicazione da funghi dell'autunno precedente, per poi venire abbandonata in favore del ritorno tra gli alberi -2.

Nel frattempo, la battaglia legale si è fatta più aspra. I legali della famiglia Trevallion, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, hanno presentato un esposto formale contro l’assistente sociale Veruska D’Angelo, nominata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila come curatrice dei diritti dei minori -1. L’accusa, depositata all’Ordine professionale di categoria e all’ente regionale competente, è pesante: si contesta alla professionista una mancanza di equidistanza e un atteggiamento pregiudizievole, in particolare nella fase successiva al trasferimento dei bambini. I legali parlano di contatti troppo limitati con la famiglia per poter tracciare un quadro fedele della situazione e denunciano un'eccessiva esposizione mediatica di D’Angelo, che avrebbe rilasciato interviste, un comportamento che, secondo la difesa dei genitori, minerebbe la necessaria riservatezza e neutralità dell'incarico -5.

Le critiche al metodo e la gestione dei fondi pubblici

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci hanno pensato le dichiarazioni di alcuni specialisti che seguono il caso. Il noto psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, in un'intervista rilasciata al quotidiano La Verità ha usato parole durissime nei confronti dell'operato dei servizi, parlando apertamente di un loro "fallimento" -3. Secondo Cantelmi, la relazione consegnata dagli assistenti sociali certificherebbe proprio l'incapacità di costruire un legame empatico con la famiglia, un compito che dovrebbe essere alla base della loro professione. Lo psichiatra ha evidenziato come in quella documentazione venga completamente sottovalutato il dolore di una madre separata dai figli di 6 e 8 anni e il disagio degli stessi bambini, che secondo i legali manifesterebbero attacchi di panico e crisi notturne -3. Un dolore, questo, che sembra invece essere invisibile agli occhi degli operatori, il cui linguaggio tecnico sarebbe, a detta di Cantelmi, carico di giudizi e privo di qualsiasi autocritica sugli errori commessi in fase di mediazione e presa in carico.

Parallelamente alle accuse di parzialità e alla discussa decisione dei sindaci di stanziare fondi per un avvocato d'ufficio a tutela dell'immagine, emerge un altro aspetto spinoso legato alle finanze pubbliche. Il sindaco Masciulli aveva già avuto modo di sottolineare l'insostenibilità economica della situazione per un piccolo comune di appena 800 anime. Il mantenimento dei tre minori nella casa famiglia di Vasto costa 244 euro al giorno, una cifra che grava quasi interamente sulle casse comunali -1. Finora si è potuto attingere a fondi Eas e risorse del ministero dell'Interno, ma se la perizia dovesse prolungarsi, l'intero onere ricadrebbe sul bilancio di Palmoli, con conseguenze facilmente immaginabili. Un costo, questo, che stride con la scelta di investire ulteriori risorse in una tutela legale che appare più concentrata sulla reputazione degli uffici che sul benessere dei piccoli e sulla possibilità di un loro rapido rientro a casa.

La difesa dei genitori, dal canto suo, sta cercando di rispondere punto su punto alle carenze contestate nel decreto di allontanamento. Hanno presentato un progetto di ristrutturazione della casa nel bosco, che prevede l'aggiunta di un bagno interno e una stanza in più per i figli, e hanno ottenuto un certificato di idoneità statica per smentire i dubbi sulla sicurezza dell'edificio -7. Inoltre, stanno formalizzando un percorso di istruzione parentale riconosciuto, per superare le obiezioni del tribunale sulla mancata scolarizzazione e socializzazione dei bambini -7. Tutti sforzi che, al momento, si scontrano con un muro rappresentato dall’atteggiamento granitico dei servizi sociali, che ora, con la benedizione politica dei sindaci del territorio, potranno contare su una copertura legale per difendere le loro scelte e la loro immagine, mentre si attende che la perizia faccia chiarezza sulle reali capacità genitoriali di Nathan e Catherine.

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