Olio d’oliva, olive eccellenti ma produrlo costa troppo: cosa sta succedendo in Puglia
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Redazione Interno
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Le olive sono abbondanti e di qualità eccellente, ma il paradosso che colpisce le aziende olivicole pugliesi è che i costi di raccolta e trasformazione rischiano di superare i ricavi di vendita. Il problema non riguarda solo la Puglia, ma interessa molte regioni del Sud: i costi di produzione restano elevati, mentre il prezzo di mercato dell’olio è in diminuzione.
Il crollo delle quotazioni all’origine
Il quadro economico della campagna olearia 2026/2027 è segnato da un calo drastico delle quotazioni. Secondo i dati Ismea, il prezzo medio dell’extravergine italiano all’origine si è attestato intorno ai 4,82 euro al chilo, con una flessione di circa il 49% rispetto ai 9,47 euro registrati nello stesso periodo del 2025. Sulla piazza di Bari, il riferimento per gli scambi pugliesi, l’extravergine resta fermo a 4,55 euro al chilo, lo stesso valore di fine agosto.
Si tratta di livelli che, pur restando superiori alle quotazioni precedenti all’impennata dei prezzi del 2022, non coprono i costi sostenuti dalle aziende agricole.
Le cause di una crisi annunciata
All’origine del calo c’è un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Al 31 luglio 2026 nei depositi italiani risultavano 233.377 tonnellate di oli di oliva, il 43,9% in più rispetto all’anno precedente. La sola Puglia custodiva 73.559 tonnellate, il 31,5% di tutto l’olio stoccato in Italia. A pesare è anche la concorrenza estera: nella prima settimana di settembre l’extravergine era quotato 3,67 euro al chilo in Spagna, 3,88 in Grecia e 3,63 in Tunisia.
Nel Foggiano la situazione è ancora più complessa: l’olivicoltura tradizionale domina il territorio, con molti oliveti difficili da raggiungere con macchinari. Le stime di Coldiretti Puglia indicano un calo produttivo del 40% proprio nel Foggiano e nel Tarantino, del 30% sul Gargano e di oltre il 40% nel Brindisino, mentre il Salento leccese fa eccezione con un aumento del 60% trainato dai nuovi impianti.
Le iniziative parlamentari in Sicilia
Sul fronte siciliano, il gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana ha depositato all’Assemblea Regionale Siciliana un’interrogazione chiedendo iniziative urgenti a sostegno del settore olivicolo. Il provvedimento, di cui è primo firmatario il capogruppo Carmelo Pace, con i colleghi parlamentari Abbate, Auteri, Messina e Marchetta, pone l’accento sulla necessità di intervenire tempestivamente con iniziative a sostegno della produzione e commercializzazione olearia.
Pace ha dichiarato che l’interrogazione chiede tre tipi di interventi: «incentivi economici immediati al settore con iniziative a supporto della commercializzazione; l’aumento dei controlli antifrode, per tutelare l’integrità del nostro prodotto e proteggerlo da fenomeni di concorrenza sleale legata anche all’origine e la tracciabilità del prodotto straniero; una campagna informativa promozionale regionale a supporto delle qualità, e dei benefici, dell’olio extravergine d’oliva all’interno della dieta alimentare».
La strategia del governo nazionale
A livello nazionale, il deputato di Fratelli d’Italia Marco Cerreto, capogruppo in Commissione Agricoltura, ha concluso i lavori del convegno di Lucera promosso dall’Associazione Frantoiani e dall’Associazione Mastri Oleari.
«Sull’olio il governo sta affrontando le difficoltà della filiera con un approccio strutturale e orizzontale, senza lasciare indietro nessuno», ha dichiarato Cerreto, elencando gli interventi messi in campo: «Dall’ammodernamento dei frantoi ai 300 milioni di euro di Coltiva Italia, dai 40 milioni per la cambiale agraria alla lotta alla Xylella, stiamo intervenendo sui principali nodi della filiera».
Il deputato ha inoltre ricordato la richiesta avanzata dal ministro Lollobrigida in sede europea di attivare la riserva agricola di crisi, per sostenere il comparto in una fase delicata, anche alla luce delle giacenze e del rischio di pressione sui prezzi.
L’Associazione Frantoiani di Puglia ha intanto riconosciuto quello che definisce un errore strategico: aver accettato negli ultimi due anni di pagare le olive fino al doppio del loro prezzo, una scelta che ha fatto esplodere il costo della materia prima e allontanato i consumatori, a vantaggio dei concorrenti stranieri.
Il consiglio di amministrazione dell’associazione ha approvato un piano articolato su tre direttrici: la conquista di nuovi mercati esteri, la nascita di una nuova Organizzazione di Produttori e lo stoccaggio della produzione di altissima qualità per scegliere il momento più favorevole all’immissione sul mercato.
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