Olio, prezzi in picchiata: i produttori minacciano di lasciare le olive sugli alberi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le quotazioni dell'olio extravergine di oliva sono in caduta libera e gli olivicoltori, con la campagna olearia ormai alle porte, meditano una decisione estrema: lasciare i frutti sugli alberi. Una scelta che, in diverse zone della Puglia, suona come il preludio all'abbandono definitivo degli uliveti, schiacciati da un mercato che non riconosce più il valore del prodotto.

Il crollo dei listini è certificato dai dati di mercato: secondo le analisi di Areté, i prezzi dell'olio EVO italiano sono diminuiti del 47% nell'ultimo anno, tornando sui livelli più bassi dal 2022. Il premio riconosciuto al prodotto nazionale rispetto a quello comunitario si è praticamente dissolto, passando da oltre 5.300 euro per tonnellata nel giugno 2024 a poco più di 900 euro a settembre 2026.

A pesare è soprattutto il recupero dell'offerta spagnola, con le prime stime ufficiali per la campagna 2026-27 che indicano una produzione di 1,6 milioni di tonnellate, in crescita del 29% rispetto alla precedente.

Duemila in piazza a Bari

La rabbia del comparto è esplosa a Bari, dove circa duemila olivicoltori hanno manifestato in piazza Prefettura, con i sindaci dei comuni più coinvolti dalla crisi a fare da cassa di risonanza alle richieste. «L'olio a febbraio si vendeva a 7 euro al chilo ed è lasciato nei magazzini alla vigilia della nuova campagna olivicola. Ora lo si sta acquistando a 4 euro, speculando sul lavoro degli olivicoltori», ha denunciato dal palco Francesco Losito, portavoce del comitato Orgoglio Olivicolo.

I manifestanti chiedono l'attivazione dello stato di crisi, con la sospensione dei contributi previdenziali, delle scadenze dei mutui agrari e delle cambiali agrarie, oltre a interventi concreti a sostegno dei frantoi.

La protesta non si ferma alle richieste economiche. Gennaro Sicolo, tra i leader della mobilitazione, ha lanciato un appello esplicito ai primi cittadini affinché verifichino personalmente cosa viene venduto sugli scaffali: «Ci stanno dando da mangiare la spazzatura», ha tuonato dal palco, puntando il dito contro le importazioni fuori controllo. Nel mirino, in particolare, l'olio tunisino che entra nel mercato europeo a prezzi competitivi, ma anche prodotto proveniente da Perù e Argentina.

La risposta delle istituzioni

Sul fronte istituzionale, il sindaco di Bari Vito Leccese ha raccolto l'appello dei produttori e ha chiesto al direttore generale della Asl, Luigi Fruscio, una campagna straordinaria di campionamenti e analisi sull'olio extravergine in vendita nei piccoli negozi di quartiere e sugli scaffali della grande distribuzione. Nel mirino dei tecnici, affiancati dalla Polizia locale, le bottiglie con dicitura «100% italiano» vendute a prezzi insolitamente bassi. La prefetta Rosanna Riflesso ha dal canto suo annunciato l'intensificazione delle verifiche al porto.

La questione della provenienza reale del prodotto trova conferma in una ricerca dell'Università di Bari coordinata dalla docente di Agraria Cinzia Montemurro: su 28 campioni analizzati con il metodo del Dna, 19 dei quali provenienti da oli imbottigliati e venduti nella grande distribuzione, in nessun caso gli alleli erano esclusivamente italiani. Uno dei campioni spacciato per tricolore conteneva alleli tunisini, in altri casi i frammenti erano algerini.

I dati sulle giacenze, d'altra parte, raccontano di un mercato saturo: al 31 luglio 2026 nei depositi italiani risultavano oltre 233mila tonnellate di oli di oliva, con un balzo del 139,6% per l'extravergine di origine italiana rispetto all'anno precedente.

Il corteo di Coldiretti

Mentre la manifestazione di Orgoglio Olivicolo si è conclusa con una delegazione ricevuta in prefettura, Coldiretti Puglia ha annunciato per il giorno successivo un corteo che partirà alle 9 da Pane e Pomodoro, sul lungomare di Bari, per raggiungere l'Assessorato regionale all'Agricoltura. Migliaia di agricoltori e trattori sfileranno per chiedere un piano straordinario di sostegno a tutte le filiere, non solo quella olivicola, messe in ginocchio dall'aumento dei costi di produzione e dalle distorsioni di mercato.

«L'aumento dei costi di produzione, a cominciare dal gasolio e dall'energia, e le distorsioni di mercato sono problemi che riguardano tante filiere», ha spiegato Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.

Il nodo delle giacenze invendute resta il più urgente. Secondo Francesca Petrini, presidente nazionale di CNA Agroalimentare, molti frantoi hanno ancora le cisterne piene di olio della stagione passata, acquistato a quotazioni comprese tra i 9 e i 10 euro al chilogrammo, e oggi si trovano nell'impossibilità di vendere senza svendere. Il rischio concreto, a poche settimane dall'avvio della raccolta, è che non riescano a ritirare le olive dai produttori, estendendo la crisi a tutta la filiera.

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