CheckSig, primo operatore cripto autorizzato in Italia: la svolta della licenza MiCAR

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La rigidità del processo avviato dalla Consob, un iter che aveva finora tenuto sostanzialmente bloccato l’accesso al mercato italiano per i prestatori di servizi in asset digitali, ha trovato oggi il suo primo, significativo sbocco positivo. CheckSig, la società benefit fondata nel 2019 e attiva nei servizi di custodia, trading e piani di accumulo, ha ufficialmente ottenuto la licenza MiCAR (Markets in Crypto-Assets), diventando di fatto il primo operatore cripto autorizzato secondo il nuovo quadro regolatorio europeo. Un passaggio, questo, che rompe un empasse durato mesi – durante i quali l’industria aveva denunciato un apparente immobilismo del regolatore nostrano rispetto ai ritmi di Francia e Germania – e che consegna al mercato nazionale una soglia di garanzie paragonabile a quella dei servizi finanziari tradizionali, lontana quindi dalle zone grigie del semplice registro OAM.

La fine dell’attesa e il superamento dei precedenti paletti normativi

L’autorizzazione, arrivata a pochi mesi dalla scadenza del periodo transitorio fissato per la fine di giugno del 2026, segna una cesura netta con il recente passato. Sebbene il regolamento europeo imponga standard severi in materia di separazione dei fondi, trasparenza e gestione del rischio, la sua applicazione in Italia era stata rallentata da un contesto particolare; non è un segreto che il precedente vertice dell’autorità di vigilanza avesse più volte manifestato una posizione critica, quasi di “obiezione di coscienza”, verso la legittimazione delle criptovalute, creando una certa tensione tra i richiedenti. CheckSig, che aveva già presentato la domanda formale nel settembre del 2025, ha invece superato la selezione dimostrando – come si legge nella nota diffusa dal gruppo guidato da Ferdinando Ametrano – una solidità operativa e una capacità di compliance fuori dal comune, tanto da meritarsi il riconoscimento di prima società italiana a poter offrire servizi da "CASP" (Crypto-Asset Service Provider) in regime amministrato, fungendo anche da sostituto d’imposta per la propria clientela.

Le implicazioni pratiche per il mercato e l’ingresso delle istituzioni

Non si tratta, va detto, di una formalità burocratica, ma di un autentico cambio di paradigma per l’intero comparto. Con la licenza MiCAR, CheckSig potrà ora offrire i propri servizi – che spaziano dallo staking alla consulenza su Bitcoin treasury – a banche, gestori patrimoniali e family office, cioè a quei soggetti che finora guardavano al settore con interesse crescente ma frenavano di fronte all’incertezza normativa. L’infrastruttura messa in piedi dalla società, che già vantava caratteristiche di eccellenza come la prova delle riserve (proof-of-reserves) continuativa dal 2019 e certificazioni SOC rilasciate da una Big Four, si allinea perfettamente ai dettami del nuovo regolamento: la segregazione patrimoniale, i controlli antiriciclaggio avanzati e la protezione dei wallet sono diventati requisiti imprescindibili, e chi non li rispetterà – come ha già avvertito lo stesso regolatore a fine 2025 – sarà costretto a uscire dal mercato entro giugno.

Un primato che anticipa la selezione nel settore crypto italiano

Michele Mandelli, managing partner della società, ha parlato di un “passaggio fondamentale per integrare le cripto-attività nel sistema finanziario italiano”, e la frase non appare affatto retorica se si considera il contesto. Mentre in Europa le licenze rilasciate si avvicinano ormai al numero di duecento – con la Germania in netto vantaggio e la Spagna a quota sette – l’Italia sblocca così la prima posizione, interrompendo un isolamento che rischiava di favorire gli operatori extracomunitari. Per Ferdinando Ametrano, che guida l’azienda fin dalla sua genesi come spin-off del Digital Gold Institute, questo traguardo rappresenta la realizzazione della visione aziendale, quella di portare gli asset digitali dentro un perimetro di regole certe. L’effetto immediato, per i clienti retail e istituzionali, sarà la possibilità di distinguere con chiarezza tra operatori vigilati e realtà ai margini della legge, dando il via a quella fase di consolidamento e selezione naturale che molti analisti attendevano da tempo per il mercato cripto italiano.

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