Calano le vendite di bici ed e-bike nel 2025, il mercato italiano non trova più il boom post-pandemia
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Redazione Economia
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Il dato, per chi segue il settore della mobilità leggera, non arriva del tutto inatteso ma non per questo smette di preoccupare: nel 2025 il mercato italiano della bicicletta ha archiviato un’altra annata in rosso, con un calo complessivo del 4% che porta le unità vendute a 1.303.000. A certificare il nuovo segno negativo – il terzo consecutivo dopo il crollo successivo alla bolla del “bonus mobilità” – sono i numeri elaborati da Confindustria Ancma, l’associazione che riunisce i costruttori di ciclo e motociclo. Le biciclette tradizionali, da sole, raggiungono 1.047.000 pezzi, registrando una flessione del 3% rispetto al 2024; le e-bike, che molti avevano indicato come il futuro del pedale assistito, frenano addirittura più duramente, fermandosi a 256.000 unità e segnando un -7%.
La fine dell’effetto pandemia e la lenta agonia del bonus mobilità
Per capire la portata della frenata odierna, bisogna tornare indietro di qualche anno. Nel 2020, complice il lockdown e le restrizioni agli spostamenti, la bicicletta divenne uno dei pochi strumenti di mobilità consentiti – e in molti paesi, va detto, pesantemente incentivati. In Italia il cosiddetto “bonus mobilità” (un contributo all’acquisto fino a 500 euro) generò un’impennata straordinaria: si sfiorarono quasi 2 milioni di pezzi venduti tra il 2020 e il 2021, con i negozi letteralmente presi d’assalto. Oggi, quella corsa è solo un ricordo. I dati Ancma raccontano una realtà di mercato fiacca, quasi stagnante, dove nemmeno le e-bike riescono più a trainare la domanda. Il paradosso, se vogliamo, è che proprio quando l’attenzione verso la mobilità sostenibile è cresciuta nel dibattito pubblico, gli italiani hanno smesso di comprare.
E-bike in caduta libera, l’elettrico non salva il bilancio
Il segmento delle e-bike, che molti costruttori avevano indicato come il vero volano del mercato, accusa il colpo peggiore. Con 256.000 unità vendute e un -7% rispetto al 2024, la flessione è più che doppia rispetto a quella delle bici tradizionali. Un crollo che, va sottolineato, non può essere spiegato solo con la fine degli incentivi statali: pesano l’inflazione che ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, ma anche una certa saturazione del mercato dopo gli anni del boom. Durante la conferenza stampa annuale dell’Ancma – raccontano i cronisti presenti – l’atmosfera era pesante, quasi surreale. Piero Nigrelli, che guida il settore ciclo dell’associazione, ha presentato una fotografia impietosa: un comparto che oscilla tra il “male” e il “malissimo”, senza trovare un punto di equilibrio.
La catena distributiva ancora in sofferenza e l’incognita Trump
A complicare il quadro, poi, ci sono le cicatrici lasciate dalla pandemia sul sistema produttivo e logistico. Nel 2020, lo si ricorderà, la chiusura delle fabbriche di bici e componenti interruppe bruscamente il normale flusso di approvvigionamento verso i negozi: i rivenditori rimasero a secco per mesi, e quando la produzione riprese a pieno regime la domanda aveva già cambiato direzione. Oggi, a queste difficoltà strutturali, si aggiunge un contesto geopolitico instabile. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca dopo la vittoria del 2024, ha già annunciato dazi e misure protezionistiche che potrebbero colpire anche le importazioni di componenti ciclistici dall’Asia – un’eventualità, questa, che nessun costruttore italiano può permettersi di ignorare. Il mercato delle due ruote, insomma, non trova pace: dopo la tempesta perfetta del Covid e la bolla dei bonus, ora deve fare i conti con una nuova stagione di incertezze.




