Il paradosso delle biciclette ovunque e del mercato che arranca
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Redazione Economia
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C’è qualcosa che non torna, e continuavo a ripetermelo qualche giorno fa, mentre assistevo alla presentazione dei dati ANCMA sul mercato della bicicletta per il 2025. Basta uscire di casa – sia nel caos cittadino che lungo le strade di campagna – per accorgersi che le due ruote a pedali sono ovunque: pendolari in abito da lavoro, sportivi in tenuta tecnica, cicloturisti con borse laterali, utenti occasionali che si spostano per un’errance. Eppure, nonostante questa presenza ormai capillare, che pure alimenta quotidianamente le cronache di incidenti e tragedie, il mercato racconta un’altra verità, fredda e numerica. Le vendite in Italia continuano a calare, e il rapporto presentato da Confindustria ANCMA (l’associazione che riunisce i settori ciclo, motociclo e accessori) certifica senza appello una realtà di mercato fiacca, persino per le e-bike un tempo inarrestabili.
Numeri in rosso e un ricordo lontano
Il 2025 si è chiuso con un segno meno che ormai non sorprende più, confermando una fase di difficoltà strutturale: 1.303.000 unità complessive vendute, vale a dire un calo del 4% rispetto all’anno precedente. Le biciclette tradizionali – quelle senza motore elettrico – sono scese a 1.047.000 pezzi, con una flessione del 3%; le e-bike, che molti indicavano come il futuro della mobilità leggera, hanno fatto addirittura peggio, fermandosi a 256.000 unità e segnando un -7%. I tempi del “bonus mobilità” del 2020, a cui aveva fatto seguito un vero e proprio boom – si parlava di quasi 2 milioni di pezzi l’anno successivo – appaiono oggi un ricordo lontano, quasi un’anomalia statistica più che l’inizio di una nuova era.
Pedalare meno, nonostante le apparenze
“Scriviam la nostra storia usando biciclette, inseguendo la memoria su strade molto strette... Pedala – macina chilometri di strada”: così cantava Frankie hi-nrg qualche anno fa, in un’epoca in cui la retorica della bici come rivoluzione gentile sembrava aver contagiato il paese. Peccato che nel frattempo gli italiani abbiano cambiato passo, appendendo al chiodo la passione appena riscoperta. La crisi della mobilità, va detto, non risparmia nemmeno le biciclette: il paradosso è proprio questo, che mentre le due ruote invadono marciapiedi, piste ciclabili e strade statali, chi le produce e le vende arranca. Le persone pedalano meno di quanto non sembri, o forse tengono in garage i modelli acquistati negli anni del Covid senza rinnovarli.
Una tempesta perfetta (ma non è la prima)
Non so se vi ricordate quanto successo in epoca pandemica nel settore della bicicletta; per i più distratti, lo riassumo brevemente. Nel 2020 la pandemia costrinse tutti a casa e fermò la produzione nelle fabbriche di bici e componenti, interrompendo il normale flusso di approvvigionamento della catena distributiva – cioè i negozi non ricevevano più materiale. In quasi tutti i paesi del mondo, pedalare era una delle poche attività fisiche consentite, e molti governi (non l’Italia) incentivarono fortemente la mobilità in bicicletta per evitare la congestione sui mezzi pubblici. Oggi, però, un’altra tempesta perfetta si sta abbattendo sul mercato: l’effetto traino del bonus è esaurito, l’inflazione ha ridotto la capacità di spesa delle famiglie, e i magazzini dei rivenditori sono ancora pieni di invenduto. Così, mentre si continua a parlare di transizione ecologica e mobilità sostenibile, i numeri dicono che gli italiani, nei fatti, hanno rimesso la bici al chiodo.




