Stipendi italiani, Mari (Avs): “Adeguarli al costo della vita è la nostra priorità”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   “Gli stipendi degli italiani sono troppo bassi per reggere il costo della vita. Lo diciamo da anni e finalmente in questi giorni se ne sta parlando grazie agli ultimi dati Ocse. Dati terribili per il nostro Paese”. Con queste parole, affidate a una nota, il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Franco Mari ha riaperto il fronte del potere d’acquisto, tornato al centro del dibattito politico ed economico dopo le nuove stime dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

Le cifre, in effetti, disegnano un quadro impietoso per l’Italia, che si ritrova a fare da fanalino di coda tra le grandi economie europee per la capacità di spesa dei lavoratori, un divario che non accenna a richiudersi. La situazione è talmente grave che, per usare un'espressione dialettale richiamata dallo stesso Mari, la “ionta” – la prolunga, l’aggiunta che si deve fare quando ciò che si ha non basta – è diventata per molte famiglie l’unico modo per arrivare a fine mese.

I numeri di un’emorragia salariale

Il dato più crudo emerso dai report dell’Ocse è la perdita di oltre il 6% del potere d’acquisto degli italiani dal 2021 a oggi. Un dato, come sottolineato da Mari, che rappresenta la prestazione peggiore in Europa e tra i paesi dell’organizzazione, segnando un’impasse che dura ormai da cinque anni. Secondo le proiezioni, il 2026 non porterà sollievo: gli stipendi reali sono destinati a calare ancora dello 0,9%, un’ulteriore battuta d’arresto che seguirà una risalita modesta, appena dello 0,2%, nel 2027.

Questo significa che la forbice tra il valore nominale delle retribuzioni, quello che si legge in busta paga, e il loro valore reale, ciò che si può effettivamente acquistare, continua ad allargarsi. Per un lavoratore con uno stipendio netto di 1.500 euro, la perdita stimata per il 2026 equivale a circa 13,50 euro al mese, una cifra che, moltiplicata per i mesi dell'anno e sommata ai precedenti cali, incide pesantemente sulla capacità di spesa delle famiglie.

Il meccanismo inceppato dei rinnovi contrattuali

Per comprendere le ragioni di questo scollamento strutturale, occorre analizzare il sistema di determinazione dei salari in Italia, basato in larga parte sulla contrattazione collettiva nazionale di lavoro, i cosiddetti Ccnl.

La quasi totalità dei lavoratori dipendenti è regolata da questi contratti, che vengono rinegoziati dai sindacati con le associazioni datoriali ogni tre anni circa, ma il meccanismo è affetto da una cronicità di ritardi: all’inizio del 2021, quasi l'80% dei dipendenti aveva un contratto scaduto, mentre oggi la percentuale è scesa al 32%, ma i rinnovi spesso arrivano quando la dinamica dei prezzi ha già superato gli aumenti negoziati, il che produce un effetto di inseguimento che non riesce mai a recuperare il terreno perduto.

Mari ha più volte ribadito come questo ritardo strutturale sia la chiave di volta della questione: la presidente del Consiglio, ha dichiarato il deputato di Avs, non parla mai di stipendi nonostante il costo della vita sia cresciuto molto di più delle retribuzioni di milioni di lavoratori durante tutto il suo governo, costringendo le famiglie a fare sacrifici o a intaccare i propri risparmi per sopperire alle spese quotidiane.

La risposta politica di Alleanza Verdi Sinistra

In questo contesto, la proposta di Avs, portata avanti da Mari, capogruppo nella commissione Lavoro della Camera, punta a un cambio di paradigma: l'adeguamento automatico degli stipendi di 24 milioni di lavoratori al costo della vita.

Una misura che il partito ha ribattezzato “Sblocca Stipendi” e che, nelle intenzioni, dovrebbe sostituire le misure una tantum, definite come "mance", per creare un sistema di indicizzazione delle retribuzioni in grado di proteggere i redditi dagli shock inflattivi che, come quello generato dal conflitto in Medio Oriente, rischiano di scaricarsi nuovamente sulle fasce più deboli.

"Non devono essere lavoratori e famiglie a pagare di tasca propria il conto della crisi", ha ribadito Mari, sottolineando come il governo, nonostante l’allarme dell’Ocse, non abbia ancora intrapreso un percorso concreto per tutelare il potere d'acquisto di chi si alza ogni mattina per andare a lavorare.

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