Presidenza Rai, lo strappo di M5s e Avs
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Redazione Interno
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La vicenda Rai, vista dai 5 Stelle e da Alleanza Verdi Sinistra, è semplice: un rischio calcolato ma finalizzato a costringere il centrodestra a trattare per la presidenza. Un percorso a tappe, studiato a tavolino, «e a dire il vero era stato concordato anche col Pd», si lamentano dai due partiti. La strategia messa a terra prevede la bocciatura compatta delle opposizioni in commissione di Vigilanza, un passaggio cruciale per il futuro assetto della Rai.
Nel frattempo, Forza Italia prende tempo per “blindare” Agnes, temporeggiando fino a novembre, dopo le Regionali, per non essere costretti tanto presto al passo indietro. E nel frattempo, lavorare sottotraccia perché si creino le condizioni. C’è un precedente che in queste ore di lavorìo nella partita per viale Mazzini viene ricordato dalle parti del centrodestra: quello di Marcello Foa, il giornalista considerato vicino alla Lega che nel 2018 il governo giallo-verde indicò come futuro presidente della Rai.
La data segnata in agenda è martedì primo ottobre per un doppio appuntamento: a Viale Mazzini ci sarà l’assemblea dei soci e a seguire la prima riunione del nuovo consiglio di amministrazione, che eleggerà al suo interno il nuovo amministratore delegato, Giampaolo Rossi, designato dal Tesoro, e la presidente in pectore Simona Agnes, che poi dovrà essere convalidata dalla commissione di Vigilanza. In Rai è tutti contro tutti. Soprattutto in maggioranza. Fatto un cda, subito si apre il valzer delle poltrone e si torna a respirare un’atmosfera da lunghi coltelli, alimentata anche dalle scadenze segnate in agenda: martedì doppio appuntamento ai piani alti di viale Mazzini, con l’assemblea dei soci e la prima riunione del nuovo consiglio di amministrazione. Primo giorno di scuola che dovrebbe segnare un nuovo capitolo nella storia della Rai.




