Gas, consumi in aumento e stoccaggi all’82%: l’Italia guida la classifica Ue

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nei primi sei mesi del 2026, i consumi di gas in Italia hanno registrato un incremento significativo, trainati dalle dinamiche industriali e dalle esigenze del settore termoelettrico, mentre gli stoccaggi hanno raggiunto un livello che sfiora l’82% della capacità complessiva, collocando il nostro Paese ai vertici della classifica europea.

Un risultato che, seppur positivo, si confronta con un quadro continentale eterogeneo, dove la Germania arranca al 51% e la media Ue si attesta poco sopra il 63%, con un ritmo di riempimento che, secondo la Commissione europea, appare leggermente più lento rispetto agli anni passati, senza peraltro generare allarmismi immediati per la sicurezza delle forniture in vista della stagione fredda.

Consumi e importazioni: i numeri del primo semestre

L’Osservatorio del settore ha fotografato un aumento dei volumi immessi nella rete nazionale durante i primi sei mesi dell’anno, con una crescita che ha interessato in particolare le importazioni provenienti dai due principali punti di ingresso del gas nel territorio italiano. Via Tarvisio, dal confine orientale, e via Mazara del Vallo, dallo scalo siciliano, sono arrivate rispettivamente quantità aggiuntive per 0,3 e 0,1 miliardi di metri cubi rispetto allo stesso periodo del 2025, segnando una ripresa dei flussi che aveva subito un rallentamento nella seconda metà dell’anno scorso.

A fronte di questi incrementi, si sono registrati cali altrettanto contenuti ma significativi per ciò che riguarda le immissioni dal Passo Gries, il valico alpino che collega l’Italia alla Svizzera e al mercato del Nord Europa, dove si è registrata una flessione di nove punti percentuali, e per il gas naturale liquefatto, che ha visto ridurre le proprie immissioni di 0,1 miliardi di metri cubi in entrambi i casi analizzati, segno di una riconfigurazione delle rotte commerciali e delle scelte degli operatori.

Stoccaggi Italia all’82%: un vantaggio competitivo

La marcia di avvicinamento all’inverno 2026-2027 vede quindi l’Italia in una posizione di netto vantaggio rispetto ai partner europei, con le riserve che si avvicinano per la prima volta da inizio anno alla soglia dell’82%, un valore che non solo supera abbondantemente la media comunitaria del 63,28%, ma si pone anche ben al di sopra del dato tedesco, fermo al 51,25%, un livello che desta qualche preoccupazione tra gli analisti del settore, i quali ricordano come Berlino sia stata tradizionalmente un pilastro della sicurezza energetica continentale.

Secondo i dati ufficiali di Gas Infrastructure Europe, l’organizzazione che raggruppa i gestori delle reti nazionali di trasporto, il riempimento degli impianti italiani procede a un ritmo costante, seppur non vertiginoso, e si avvicina pericolosamente all’obiettivo dell’90% che la Commissione europea indica come traguardo ideale per affrontare l’inverno con serenità, anche se il precedente storico del 2023, quando le scorte erano state riempite con maggiore anticipo, lascia intendere che quest’anno il ritmo sia meno sostenuto, come del resto confermato dalle stesse fonti comunitarie.

Il quadro europeo e il ruolo della concorrenza asiatica

La Commissione europea, lo scorso 20 agosto, ha voluto fugare ogni dubbio circa l’immediata tenuta del sistema, dichiarando che non sussistono al momento preoccupazioni concrete per la sicurezza delle forniture, pur sottolineando che il riempimento degli stoccaggi sta procedendo a un ritmo leggermente più lento rispetto agli anni precedenti, un fenomeno che gli esperti attribuiscono in parte alla crescente concorrenza asiatica sul mercato del Gnl e alle condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato l’estate, con temperature elevate che hanno ridotto la domanda per il riscaldamento ma

Aumentato quella per il raffrescamento, generando un effetto complessivamente neutro sulle giacenze.

L’attenzione degli operatori è ora rivolta all’autunno, quando le condizioni del Vortice Polare e le prime ondate di freddo determineranno l’effettiva pressione sui depositi, ma per il momento l’Italia può godere di un cuscinetto di sicurezza che la pone al primo posto tra i grandi Paesi consumatori, un primato che non si traduce automaticamente in un abbassamento dei prezzi per le utenze finali, ma che offre certamente un margine di manovra più ampio in caso di eventuali turbolenze sui mercati internazionali.

Le flessioni e le prospettive di breve periodo

Nello stesso mese di luglio, le immissioni dal Passo Gries e dal comparto del gas naturale liquefatto hanno mostrato una flessione rispettivamente di nove punti percentuali e di 0,1 miliardi di metri cubi per entrambe le voci, un dato che, seppur di entità limitata, conferma una tendenza alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento e alla ricerca di maggiore flessibilità operativa da parte dei gestori della rete.

In controtendenza, le importazioni via Tarvisio e Mazara del Vallo hanno compensato ampiamente queste riduzioni, garantendo un saldo positivo complessivo che ha permesso di alimentare i consumi interni senza intaccare in modo significativo le riserve strategiche, le quali continuano a crescere a un ritmo che, pur non eguagliando le performance record del 2023, risulta comunque in linea con le previsioni di medio termine elaborate dai principali centri studi del settore energetico nazionale.

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