Ferrari, il passaggio di testimone che ha cambiato la storia
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Redazione Economia
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Il successo globale di Ferrari, oggi simbolo indiscusso di eccellenza automobilistica, non può essere compreso senza guardare a Sergio Marchionne, l’uomo che, con il suo pragmatismo e la sua visione, ha ridisegnato il destino del Cavallino Rampante. Quel passaggio di testimone, avvenuto il 10 settembre 2014 a Maranello, non fu solo un cambio ai vertici, ma l’inizio di una nuova era. Marchionne, con il suo iconico maglioncino blu, prese il posto di Luca Cordero di Montezemolo, figura storica della casa automobilistica, che aveva guidato Ferrari per oltre due decenni. Montezemolo, con il suo stile impeccabile e discreto, rappresentava un’epoca che stava volgendo al termine, mentre Marchionne incarnava un approccio più spregiudicato, orientato al mercato e alla crescita finanziaria.
Quel giorno, però, non si trattava solo di un cambio di guardia. Marchionne, già alla guida di Fiat Chrysler, portò con sé una strategia che avrebbe trasformato Ferrari in un colosso industriale e finanziario, capace di competere a livello globale non solo sulle piste, ma anche nei mercati. La sua capacità di valorizzare il brand, sfruttandone l’immagine e il prestigio, ha permesso a Ferrari di raggiungere risultati straordinari, nonostante il lungo digiuno sportivo: sono infatti 16 anni che manca un titolo costruttori e 17 dall’ultima vittoria di un pilota.
Proprio in questi giorni, però, l’attenzione si è spostata su un’operazione finanziaria che ha lasciato molti perplessi. Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, ha venduto il 4% delle azioni Ferrari, incassando circa 3 miliardi di euro. L’operazione, realizzata attraverso un accelerated bookbuilding, ha visto il titolo perdere quasi l’8% in Borsa, segnale di un mercato che non ha digerito facilmente la mossa. A complicare il quadro, Ferrari stessa ha riacquistato il 10% delle azioni vendute, ovvero 666.666 titoli, per un controvalore di 300 milioni di euro. Una scelta che ha sollevato interrogativi, soprattutto considerando che Exor rimane comunque il maggiore azionista singolo, con il 20% dei diritti economici e il 30% dei diritti di voto.
La vendita, accelerata e inaspettata, ha fatto discutere. Da una parte, c’è chi vede in questa mossa una strategia per liberare risorse da investire in nuove acquisizioni, dall’altra, c’è chi teme un progressivo disimpegno della famiglia Agnelli-Elkann dal marchio del Cavallino. Exor, tuttavia, ha ribadito il suo impegno di azionista di lungo termine, lasciando aperte tutte le possibilità.




