La Francia dice addio a Windows, la pubblica amministrazione sceglie Linux per la sovranità digitale

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il controllo delle infrastrutture digitali – non più solo un vezzo da tecnofili, ma una leva strategica al pari delle risorse energetiche o della difesa militare – è diventato il terreno di scontro più caldo della geopolitica contemporanea. In questo contesto, Parigi ha appena piantato una bandiera netta: l’amministrazione francese ha avviato l’abbandono massiccio di Windows, il sistema operativo di Microsoft, per abbracciare Linux e l’ecosistema open source. L’annuncio, formalizzato l’8 aprile dalla Direzione interministeriale per il digitale (DINUM) durante un seminario a Bercy, non è un semplice aggiornamento informatico, bensì la punta di diamante di una strategia complessa e articolata in più fasi, volta a ridurre la dipendenza strutturale della Francia dai colossi tecnologici statunitensi.

Perché Parigi spezza il legame con Redmond

La scelta, che riguarderà circa 2,5 milioni di computer sparsi tra ministeri ed enti pubblici, affonda le radici in una duplice esigenza: la sicurezza nazionale e il rilancio industriale europeo. Linux, essendo un codice aperto e modificabile, restituisce allo Stato il controllo diretto sui propri flussi informatici, a differenza di quanto accade con i software proprietari americani. In una audizione al Senato francese della scorsa estate, i vertici legali di Microsoft non avevano potuto garantire sotto giuramento che i dati dei cittadini francesi non sarebbero mai stati trasmessi a Washington in seguito a un’ingiunzione del governo USA, un’eventualità resa possibile dal Cloud Act del 2018. È proprio per eludere questa giurisdizione extraterritoriale – e per evitare che dati sanitari o strategici finiscano sotto la lente d’ingrandimento di intelligence straniere – che il ministro dell’Azione e dei Conti pubblici, David Amiel, ha dichiarato la necessità di “riprendere il controllo del nostro destino digitale”.

Non solo sistemi operativi: una rivoluzione negli uffici pubblici

Tuttavia, ridurre questa operazione a un semplice cambio di sistema operativo sarebbe riduttivo. Il piano francese si articola in una riconversione profonda dell’intera product suite utilizzata dai funzionari. Addio, quindi, non solo a Windows, ma progressivamente anche a strumenti come Teams, Outlook e OneDrive. Al loro posto, la Francia sta già implementando “La Suite Numérique”, una piattaforma sovrana che include la messaggistica crittografata Tchap (alternativa a WhatsApp/Telegram), la videoconferenza Visio (alternativa a Zoom) e FranceTransfert per la condivisione di file pesanti. Entro l’autunno del 2026, ogni singolo dicastero dovrà presentare la propria roadmap per emanciparsi da sette aree critiche: postazioni di lavoro, collaborazione, sicurezza, intelligenza artificiale, database, virtualizzazione e infrastrutture di rete.

Le incognite di una migrazione epocale e i precedenti europei

Non è la prima volta che l’Europa cerca di scrollarsi di dosso il giogo di Microsoft. La Germania, con il progetto LiMux a Monaco di Baviera già nel 2003, aveva tentato una transizione simile, salvo poi fare marcia indietro dopo anni a causa delle lamentele degli utenti e delle difficoltà tecniche di migrazione di decine di migliaia di applicazioni. Anche la Danimarca aveva recentemente annunciato l’addio a Office in favore di LibreOffice. La Francia, però, parte avvantaggiata: dal 2008 la Gendarmerie nationale utilizza con successo “GendBuntu”, una distribuzione Linux personalizzata su oltre 100.000 postazioni, che ha permesso di risparmiare milioni di euro in licenze. Forte di questa esperienza ventennale, Parigi punta a scalare il progetto all’intera macchina statale, sfruttando anche la leva economica – il risparmio stimato sulle licenze potrebbe superare i 40 milioni di euro annui – per vincere le resistenze al cambiamento. Il passaggio non sarà indolore, né immediato, ma l’Eliseo sembra intenzionato a giocare questa partita fino in fondo, trasformando l’amministrazione in un laboratorio di indipendenza tecnologica.

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