Rai, Sanremo a rischio dopo sentenza del Tar
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La recente sentenza del Tar della Liguria, che ha dichiarato illegittimo l'affidamento diretto alla Rai dell'organizzazione del Festival di Sanremo, ha suscitato un notevole clamore. Secondo il tribunale, a partire dal 2026, il Comune di Sanremo dovrà indire una gara pubblica per l'assegnazione dell'evento, ponendo fine a un sodalizio che dura da settantacinque anni. Adriano Aragozzini, ex patron del festival, ha commentato che il rischio che la Rai perda il festival "non è affatto una bomba, è una bufala", sottolineando che, anche in caso di asta, solo la Rai sarebbe in grado di vincerla.
Walter Vacchino, storico proprietario dell'Ariston, ha proposto che Rai e Comune di Sanremo creino una società per gestire il festival, considerando che il sodalizio tra le due entità va avanti da decenni. La sentenza del Tar, che risuona come un accordo dissonante tra i corridoi di Viale Mazzini, impone un cambiamento radicale nella gestione del festival, che solo nel 2024 ha generato 60 milioni di euro di raccolta pubblicitaria.
La decisione del Tar ha sollevato preoccupazioni non solo per l'impatto economico, ma anche per le implicazioni culturali e storiche di un evento che rappresenta un pilastro della tradizione musicale italiana. Tuttavia, Aragozzini ha ribadito che la Rai, con la sua esperienza e capacità organizzativa, rimane l'unica entità in grado di garantire il successo del festival, indipendentemente dalle nuove disposizioni legali.
Mentre il futuro del Festival di Sanremo appare incerto, la fiducia nelle capacità della Rai di mantenere il controllo dell'evento resta alta, nonostante le sfide poste dalla recente sentenza del Tar.




