Via Poma, l'ombra dei poteri forti sulla morte di Simonetta Cesaroni
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Redazione Interno
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L'omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto il 7 agosto 1990, continua a rappresentare uno dei casi più intricati e oscuri della cronaca nera italiana. La giovane ventenne fu trovata morta con 29 coltellate in un ufficio di via Poma, a Roma. Dopo oltre trent'anni, il caso è stato riaperto grazie a nuovi elementi portati alla luce dall'avvocato Federica Mondani, che assiste la famiglia della vittima dal 2021.
La gip di Roma, Giulia Arcieri, ha recentemente respinto la richiesta di archiviazione, sottolineando la necessità di indagare su tutte le piste, comprese quelle che coinvolgono presunti poteri forti. Nell'ordinanza che ha riaperto il caso, la gip ha dedicato un capitolo intitolato "Poteri forti", un titolo che suona come un monito e che rimanda alle ombre più cupe del delitto.
Le nuove indagini si concentrano su figure oscure e presunti legami con i servizi segreti, elementi che potrebbero finalmente fare luce su un caso rimasto insoluto per decenni. Le note della polizia e le testimonianze raccolte nel corso degli anni hanno contribuito a delineare un quadro complesso e inquietante, che richiede ulteriori approfondimenti.
L'avvocato Mondani ha dichiarato che il lavoro svolto negli ultimi anni ha portato a questa svolta, grazie alla presentazione di nuovi elementi che hanno convinto la gip a riaprire il caso.




