Cartello contro Liliana Segre al corteo pro-Palestina a Milano
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Redazione Interno
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Durante la cinquantunesima manifestazione di sostegno ai palestinesi, svoltasi a Milano il 27 settembre, un cartello ha suscitato scalpore e indignazione. Tra i circa trecento attivisti presenti, alcuni hanno esposto un cartello che accusava la senatrice a vita Liliana Segre di essere un "agente sionista". La Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, è stata affiancata in questa accusa dal ministro della Difesa Guido Crosetto, da Riccardo Pacifici e da John Elkann.
Il corteo, caratterizzato dalla presenza di numerose bandiere palestinesi e libanesi, ha visto i manifestanti esprimere il loro dissenso nei confronti delle politiche israeliane. Tuttavia, l'accusa rivolta a Liliana Segre ha colpito particolarmente l'opinione pubblica, data la sua storia personale e il suo impegno nella memoria dell'Olocausto.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha espresso la sua condanna per quanto accaduto, sottolineando la gravità delle accuse rivolte alla senatrice Segre e agli altri nominati. La manifestazione, che avrebbe dovuto essere un momento di solidarietà verso il popolo palestinese, è stata invece macchiata da questo episodio di intolleranza.
La presenza di cartelli con accuse così forti e personali ha sollevato un dibattito sull'uso della retorica e delle accuse infondate nelle manifestazioni pubbliche.




