La marcia su Miami, tra record e continuità: Sinner elimina Moutet e vola agli ottavi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Jannik Sinner ha superato il secondo scoglio del Masters 1000 di Miami con un percorso netto, impreziosito da un record che porta la sua firma, senza che questo rappresenti però un obiettivo dichiarato. Il tennista azzurro, numero 2 del mondo, ha liquidato il francese Corentin Moutet in due set, con il punteggio di 6-1 6-4, in un’ora e dodici minuti di gioco che hanno raccontato una supremazia tecnica e mentale mai realmente in discussione, nonostante qualche lieve flessione nel corso della seconda frazione. L’accesso agli ottavi di finale, dove ad attenderlo ci sarà lo statunitense Alex Michelsen, rappresenta l’ennesimo mattoncino di una costruzione che, a Miami, si sta rivelando solida quasi quanto il cemento degli stadium americani.

Un primo set da manuale e un secondo con un solo sussulto

La partita con Moutet, mancino dal repertorio vario e spesso incline a cercare soluzioni eccentriche per rompere gli equilibri, non ha concesso spazio a sviluppi imprevisti. Nel primo parziale Sinner ha imposto il proprio ritmo con una continuità al servizio che ha reso vani i tentativi di reazione dell’avversario: i break si sono susseguiti con una regolarità impressionante, mettendo in chiaro che il margine tecnico tra i due fosse ampio. Il secondo set ha raccontato una storia parzialmente diversa, perché Moutet, consapevole di non poter competere sullo scambio frontale, ha cercato di variare traiettorie e ritmi, tentando di spezzare la catena di comando. La strategia, per certi versi, ha funzionato nel limitare la profondità del gioco di Sinner, ma ha finito per rivelarsi controproducente nel momento decisivo: la cessione del servizio nel quinto game, un break che Sinner ha gestito con l’esperienza di chi ormai conosce ogni angolo del campo, ha di fatto chiuso ogni residua possibilità di rimonta per il transalpino.

Il record di Djokovic e il commento a caldo

A completare il quadro di questa vittoria c’è un dato statistico che non passa inosservato. Con il successo su Moutet, Sinner ha stabilito un nuovo primato nei tornei Masters 1000, superando il precedente record di Novak Djokovic: l’azzurro ha infatti allungato a 26 la striscia di set consecutivi vinti in questa categoria di tornei, superando di un’unità il limite che apparteneva al serbo. Il dato, seppur rilevante, è stato accolto dal diretto interessato con la misura che contraddistingue il suo approccio. “Sono molto felice, ma allo stesso tempo non gioco per questo”, ha commentato a caldo il tennista, sottolineando come la sua attenzione rimanga focalizzata sul percorso di crescita e sul torneo in sé, più che sugli allori statistici. Una precisazione, quella arrivata dal numero 2 al mondo, che serve a inquadrare il primato come una conseguenza naturale di un momento di forma eccezionale, piuttosto che come un obiettivo prefissato.

Il tabellone e l’avanzata nel doppio con Bolelli e Vavassori

Il cammino di Sinner nel torneo statunitense prosegue ora con un avversario proveniente dalle file locali: Alex Michelsen, giovane tennista americano, rappresenta il prossimo ostacolo nel tabellone degli ottavi di finale. L’attenzione, tuttavia, non è monopolizzata esclusivamente dal singolare, perché il tennis italiano sta confermando la propria solidità anche nel doppio. Andrea Vavassori e Simone Bolelli, coppia ormai consolidata nel circuito, hanno superato il turno successivo imponendosi con un duplice 6-3 7-6(7/5) sulla coppia composta dall’argentino Tomás Martín Etcheverry e dal cileno Alejandro Tabilo. Un successo che proietta i due azzurri ai quarti di finale, confermando l’ottimo stato di forma di un sodalizio che sta raccogliendo risultati importanti anche sulla cemento americano.

Continuità e gestione: la lezione di Miami

Il percorso finora tracciato da Sinner a Miami si distingue per la capacità di mantenere altissima la concentrazione anche nei frangenti in cui l’inerzia sembra sfuggire di mano. Contro Moutet, dopo un primo set dominato in lungo e in largo, il tennista ha dovuto gestire un secondo parziale in cui l’avversario, pur senza mai rappresentare una minaccia concreta per la vittoria finale, ha cercato di innervosire il gioco con soluzioni meno convenzionali. La risposta dell’altoatesino è stata quella tipica dei grandi interpreti: lasciare che l’avversario si consumasse nella propria ricerca di varianti, attendere l’errore e colpire nei momenti che contano. La striscia di vittorie nei Masters 1000 senza concedere set, arrivata ormai a quota tredici, è un dato che parla di una gestione chirurgica delle energie, tanto fisiche quanto nervose, un lusso che non tutti possono permettersi nel circuito. L’impressione, osservando il suo cammino, è che l’approccio pragmatico mostrato anche nel commentare il record di set vinti sia la chiave per leggere un momento di forma destinato a lasciare il segno su questo torneo.

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