Doping, 8 anni di squalifica per il campione italiano di maratona Lhoussaine Oukhrid
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Redazione Sport
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Una squalifica di otto anni, che equivale praticamente a una condanna all’oblio agonistico, è stata inflitta dal tribunale nazionale antidoping al maratoneta Lhoussaine Oukhrid, colpevole di una seconda violazione delle norme antidoping. L'atleta, che ha vinto il Titolo italiano assoluto di maratona lo scorso febbraio, è risultato positivo all'eritropoietina ricombinante, sostanza che aumenta la produzione di globuli rossi e, di conseguenza, la resistenza alla fatica. Il provvedimento, come comunicato dall’agenzia preposta, avrà decorrenza dal 25 giugno 2025 e si protrarrà fino al 24 giugno 2033, un arco di tempo che, considerata l'età dell'atleta – è nato nel 1984 –, segna con ogni probabilità la fine della sua carriera.
Un precedente già pesante
La vicenda non rappresenta, peraltro, un episodio isolato nella storia sportiva di Oukhrid, il quale era già incorso in una squalifica di quattro anni tra il 2018 e il 2021 per la medesima sostanza dopante. In quel caso, la positività era stata rilevata in seguito ai campionati italiani di mezza maratona di Agropoli, competizione nella quale aveva conquistato il gradino più basso del podio. La normativa, infatti, prevede pene particolarmente severe per i recidivi, raddoppiando sostanzialmente il periodo di inattività forzata, una clausola che si è ora applicata in tutta la sua durezza. L’eritropoietina, del resto, è da tempo uno dei nemici più insidiosi e ricercati nei controlli, soprattutto nelle discipline di endurance come la maratona, dove la capacità di trasportare ossigeno diventa un fattore decisivo.
La parabola di una vittoria revocata
Il titolo di campione italiano, conquistato a febbraio con un quarto posto assoluto nella Maratona Maga Circe, viene così macchiato in modo indelebile e, quasi certamente, revocato. Quel successo, che avrebbe dovuto coronare gli ultimi anni di attività di un atleta navigato, si trasforma invece nell’antefatto di una squalifica senza appello. La notizia della sospensione cautelare, circolata già a fine giugno, lasciava presagire un esito severo, confermato ora dal verdetto definitivo. Una vicenda che getta un’ombra non solo sulla carriera individuale, ma che riaccende i riflettori, ancora una volta, sul sistema dei controlli e sulla lotta al doping nello sport nazionale, mostrando come il ricorso a sostanze proibite possa attraversare diverse fasi della vita agonistica di un atleta.
Altri provvedimenti nel quadro antidoping
Nello stesso comunicato dell’agenzia, viene reso noto un altro provvedimento di minore entità ma sempre significativo: una squalifica di sei mesi è stata applicata a un altro atleta, Corrado Buscemi, per la violazione dell’articolo 2.1, relativa alla presenza di betametasone, un cortisonico. Questo episodio, seppur di portata differente, contribuisce a delineare un quadro in cui la vigilanza appare costante e le sanzioni vengono comminate lungo un ventaglio di gravità, a seconda della sostanza rilevata e della storia dell’atleta. La differenza abissale tra le due pene – otto anni contro sei mesi – sottolinea in modo plastico come il sistema giudiziario sportivo valuti con estrema severità la reiterazione del reato e l’utilizzo di sostanze considerate ad alto potenziale dopante, come l’EPO, rispetto ad altre.




