Angelo Pagotto, l'ex portiere e le ombre del doping: "La prima squalifica fu un'ingiustizia"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
In un'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Angelo Pagotto, che nel lontano 1996 si laureò campione d'Europa Under 21 con la maglia azzurra tenendo in panchina un giovane Gigi Buffon, ha rievocato i passaggi più tormentati della sua vicenda professionale e umana, segnata in modo indelebile da due squaliffe per doping che ne hanno di fatto compromesso il percorso nel calcio che conta.
L'ingiustizia e l'errore
Pagotto, che oggi allena i portieri della Pistoiese, la stessa società dove mosse i primi passi tra i professionisti, distingue con nettezza le due vicende che lo hanno visto coinvolto. Riguardo alla prima squalifica, risalente all'anno 2000, la sua posizione è ferma: si trattò, a suo dire, di una palese ingiustizia. La provetta del test antidoping, come ha spiegato, venne scambiata con quella di un compagno di squadra, un dettaglio che, se vero, avrebbe completamente capovolto le responsabilità. La seconda volta, al contrario, ammette senza giri di parole che fu un suo errore, un episodio per il quale si assume ogni colpa senza cercare alibi o giustificazioni di sorta.
Le conseguenze e le ombre
Quelle vicende giudiziarie, come è facile immaginare, ebbero ripercussioni profonde non solo sulla sua carriera ma anche sulla sfera personale. L'ex portiere accenna, pur senza scendere in dettagli superflui, a un periodo di depressione e alla gestione poco oculata delle sue finanze, tanto da affermare di aver "sperperato tutto". Ricorda inoltre, a testimonianza del clima pesante che si creò attorno al suo nome, le gravi accuse pubbliche mossegli all'epoca dal presidente del Perugia, il quale arrivò a sostenere, senza mezzi termini, che il giocatore si fosse "venduto".
La vita dopo il calcio
Oggi, dopo aver lavorato anche in realtà come Prato e Avellino in Serie C una volta scontata la squalifica, Pagotto sembra aver trovato un suo equilibrio lontano dai riflettori. La sua routine, come racconta, include il lavoro con i portieri a Pistoiese e una ricerca di benessere interiore fatta di risvegli all'alba, bagni nei laghi e pratica della meditazione, elementi che disegnano un ritratto di un uomo che, nonostante le passate difficoltà, afferma di "stare alla grande".




