La caduta di al-Fasher e l'agonia del Darfur
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Redazione Esteri
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Dopo un assedio, che si è protratto per oltre cinquecento giorni segnando una delle pagine più cupe del conflitto sudanese, le milizie paramilitari delle Rapid Support Forces hanno preso il pieno controllo di al-Fasher, la quale rappresentava l’ultimo baluardo di significativa resistenza governativa nell’intera regione del Darfur. La conquista della città, che un tempo era un crocevia commerciale e culturale, non è avvenuta senza un costo umano atroce, come testimoniano le agenzie delle Nazioni Unite e i pochi operatori umanitari rimasti sul posto, i quali operano in condizioni di rischio estremo. Migliaia di civili, che avevano cercato rifugio nelle proprie case o in strutture di fortuna, sono stati uccisi nel corso degli scontri finali, mentre si registrano, con una frequenza agghiacciante, episodi di violenza sessuale sistematica e stupri di massa, i quali hanno ulteriormente marchiato a fuoco una popolazione già stremata dalla fame e dalla paura.
La testimonianza di un sopravvissuto
Umran, un operatore con un decennio di esperienza nell’supporto ai programmi di Save the Children, ha descritto, con parole che tradiscono uno sconforto profondo, il panorama di desolazione incontrato durante la fuga. “Non dimenticherò mai i corpi per strada”, ha dichiarato, riferendosi a quelle immagini di morte divenute, purtroppo, ordinaria amministrazione in una città stretta nella morsa dell’assedio. Lui, che lavorava anche nel campo di Zamzam – dove, dall’agosto del 2024, intere famiglie vivono in condizioni di carestia certificata –, ha potuto constatare di persona come la crisi umanitaria, definita dalle Nazioni Unite la peggiore al mondo, stia assumendo contorni sempre più apocalittici. I residenti, che per mesi avevano subito ogni genere di atrocità, si sono visti costretti a un esodo forzato, abbandonando quel poco che era rimasto delle loro vite.
Le mosse del generale Hemeti
Con la caduta di al-Fasher, il generale Mohamed Dagalo, noto come Hemeti, consolida il suo potere in gran parte del Darfur, spostando ora le sue attenzioni militari verso nuovi obiettivi. Fonti locali e rapporti internazionali indicano, con crescente apprensione, che le sue forze starebbero preparando una nuova offensiva su larga scala contro el Obeid, una città strategicamente cruciale attualmente in mano alle truppe governative. Questa mossa, che appare come il logico proseguimento di una campagna di espansione territoriale, rischia di innescare un’ulteriore, e ancor più vasta, carneficina, nonostante i tentativi di mediazione portati avanti dagli Stati Uniti, i quali stanno trattando, con esiti ancora incerti, una tregua per permettere l’accesso degli aiuti umanitari.
L'inchiesta giudiziaria in Italia
In un contesto completamente differente, ma che ugualmente interessa la cronaca nazionale, l’ex presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro, oggi segretario della Nuova Democrazia Cristiana, è tornato a fare i conti con la giustizia. La procura ha infatti chiesto, per lui e per altre sedici persone – tra le quali figura anche l’ex deputato Saverio Romano –, la misura cautelare degli arresti domiciliari. L’inchiesta, che si concentra sul sospetto di un sistema di appalti truccati risalente al periodo del suo mandato, riporta alla ribalta vicende giudiziarie che sembravano archiviate, aprendo un nuovo capitolo, tutto da scrivere, nelle aule dei tribunali.




